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Milano-Cortina, McGrath butta l'oro e scappa nella foresta: mondo sconvolto

di Fabrizio Biasin martedì 17 febbraio 2026

2' di lettura

La storia del signor Atle McGrath è quanto di più umano si possa raccontare e per questo va degnamente celebrata. Succede che il 26enne norvegese domini la prima manche dello speciale e in qualche modo pregusti il podio olimpico. Ma, si sa, lo speciale ti fotte, è infido, un attimo sei in vantaggio di mezzo secondo e quello dopo te la prendi in quel posto per un’inforcata. Così è andata al buon Atle: sulla Stelvio di Bormio deve difendere sei decimi di vantaggio, un gran bel bottino, ma sul più bello si fa devastare dalla tensione, inforca in maniera del tutto banale e addio sogni di gloria.

È il momento della grande gioia per gli svizzeri, trionfatori con Loic Meillard e dominatori delle discipline alpine (quarto oro in cinque gare, il quinto è andato al brasilero Lucas Pinheiro Braathen). La festa crucca è immediata e, infatti, di fianco al povero Atle due tecnici svizzeri si baciano e abbracciano come è giusto che sia. E qui parte il “drama”.

Il norvegese è affranto e pure incazzato, lancia le racchette al di là delle reti, inizia a camminare sulla neve fresca per una destinazione ignota che definiremo “foresta” e, infatti, a un bel punto si ritrova lì, a margine del bosco. Le telecamere lo seguono come fanno i cacciatori con i cervi e lui, Atle, si stende sul manto bianco a pancia insù, le mani sul volto. È disperato come può essere disperato uno sportivo che ha inseguito un sogno per quattro anni, lo ha accarezzato e, a un passo dalla gloria, si è ritrovato due svizzeri a sbertucciarlo (involontariamente, ma tant’è) mentre il cuore iniziava a sanguinare.
Qualcuno gli ha dato del pazzo, qualcun altro del maleducato, altri ancora lo hanno sfottuto («ma dove pensa di andare?»).

E la verità è che se avesse potuto avrebbe scelto di scomparire, ché i Giochi dispensano titoli e copertine solo per “quei tre” e si dimenticano degli altri mille che ci hanno provato e per un motivo o quell’altro sono finiti fuori pista, fin dentro a una gelida foresta della Valtellina.

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