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Luciano Spalletti al bivio: Juventus, che cosa sta succedendo

di Claudio Savelli venerdì 27 febbraio 2026

3' di lettura

Nel giro di una settimana si è visto il peggio e il meglio che questa Juventus è in grado di offrire. Una settimana in cui questa squadra ha di sicuro perso la Champions attuale e rischia di perdere anche la prossima Champions. Una settimana nera (che può diventare nerissima in caso di ko domenica contro la Roma) e che ha due risvolti positivi: aver mostrato con chiarezza che il limite della squadra è prima di tutto la mancanza di carisma e, di riflesso, aver semplificato il lavoro della dirigenza per cancellare questi limiti. Spalletti, dunque, ne esce pulito in ogni caso.

Avrebbe potuto schierare le riserve nel ritorno con il Galatasaray (a proposito, per la Uefa Kelly ha «messo a rischio l’incolumità dell’avversario», quindi l’espulsione sarebbe corretta), dandolo per perso, e preservare i titolari per la sfida da “dentro o fuori” in casa della Roma di domenica- oggi giornata libera, la partita dell’anno verrà preparata soltanto con la vigilia. Ma avrebbe trasmesso una mentalità da provinciale, offrendo a tutto l’ambiente, dai tifosi ai suoi stessi dirigenti, un motivo per dubitare di lui. Si sarebbe sbugiardato da solo. Invece ha inviato un messaggio preciso: gli alti di questa Juventus dipendono dame, i bassi invece dipendono da chi l’ha costruita.

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Basterebbero un paio di sessioni di mercato fatte bene, seguendo il lavoro di ottimizzazione impostato dal tecnico, per alzare il livello della Juventus. Inserendo tre profili funzionali (dal punto di vista “umano”, prima che tecnico-tattico) in estate e un altro paio la prossima, si potrebbe andare oltre questo limite. Il dramma è che aspettarsi di più appare utopico senza i soldi della Champions League e con esuberi difficili da piazzare sul groppone di Comolli: Zhegrova (il cui errore marchiano è probabilmente costato la qualificazione agli ottavi) e Openda sono due errori pesanti che rischiano di trasformarsi in zavorre inamovibili.

Il problema di fondo è stato Lo dice il mediocre trend in Champions, sempre lo stesso da anni pur con i “grandi colpi” e cinque allenatori diversi: dall’uscita agli ottavi con il Lione di Sarri (2019/20), a quella con il Porto di Pirlo (2020/21) e con il Villarreal di Allegri (2021/22) si passa all’eliminazione ai gironi con Benfica e Maccabi Haifa sempre con Allegri (2022/23), fino all’esclusione del 2023/24 e alle eliminazioni ai playoff con il Psv di Motta (2024/25) e con il Galatasaray. A dirla tutta, Spalletti è quello andato più vicino a portarla oltre l’ostacolo, in relazione alle risorse a disposizione, sicuramente inferiori rispetto a molti suoi predecessori.

È chiaro che stia aspettando la sfida alla Roma per capire se il prossimo anno ci potrà essere la Champions o meno. Senza Champions, al mister non conviene rimanere. Chiellini lo ha percepito e si è messo a spingere per rinnovare il contratto del tecnico prima che tolga il disturbo. E Comolli sembra averlo recepito: «Tornando a casa dopo la partita ho pensato che ci manca poco per lottare per lo scudetto. Ci serve continuità, dobbiamo continuare con Spalletti che sta facendo un grande lavoro», ha spiegato ieri dopo aver aggiunto che «Elkann non venderà mai la Juventus» e condannato l’arbitro per l’espulsione a Kelly («Cercherò di non farmi squalificare anche dalla Uefa, ma la decisione di Pinheiro, arbitro inesperto, è stata frustrante»).

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