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Le Ferrari ora hanno un'identità: il segnale dall'Australia

Terzo e quarto posto per le rosse, Leclerc si è trovato in testa. Hamilton ha dimostrato di non essere il 40enne dello scorso anno. A Maranello si può guardare al futuro con ottimismo
di Leonardo Iannacci lunedì 9 marzo 2026

2' di lettura

Se il buongiorno si vede da Melbourne, la Ferrari è ripartita dall’Australia con un paio di certezze in più. Il primo gran premio, è vero, ha regalato un’inquietante doppietta Mercedes, ma il terzo e quarto posto delle Rosse vanno letti come beneauguranti per la stagione. La SF-26 ha dato netti segnali di ottimismo: ha un buon telaio ed è scattata bene dalla griglia grazie alla piccola turbina che velocizza lo start. Leclerc si è trovato in testa. Hamilton ha dimostrato di non essere il 40enne bolso dello scorso anno e si è ricordato di avere sette titoli mondiali in bacheca, frizzante a tal punto che se la gara fosse durata un paio di giri in più avrebbe superato il compagno di squadra e sarebbe arrivato terzo lui. La Rossa ha mostrato identità senza denunciare quei problemi di affidabilità che hanno costretto Hadjar e la sua Red Bull al ritiro, le Aston Martin quasi a non partire e le McLaren a registrare uno stop inatteso prima del via (con Piastri) e un Norris scarico arrivato a 50 secondi da Russell.

Ma un cruccio c’è: il box, e quindi gli uomini di Fred Vasseur, hanno sbagliato strategia in regime di Virtual Safety Car quando le Frecce d’Argento si sono fermate a cambiare le gomme disegnando così la doppietta finale. In Ferrari si è colpevolmente preferito rimanere in pista, perdendo la possibilità di lottare per la vittoria. «Dovevamo fermarci, l’ho urlato via radio», ha detto Hamilton. «No, è stato un azzardo consapevole, la verità è che dobbiamo fare un gran lavoro per essere al pari delle Mercedes», ha replicato l’allineato Leclerc.

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«Non sarebbe cambiato niente», ha aggiunto Vasseur. Niente di vero, un cambio gomme parallelo a quello delle Frecce d’Argento avrebbe portato Charles e Lewis in zona vittoria. Come ha ammesso Russell: «Senza quella Virtus Safety Car avrebbe vinto una delle due Ferrari». Tu chiamali, se vuoi, rimpianti.

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