Open Var, programma ospitato in esclusiva da Dazn, ormai stanca tutti, anche e soprattutto i vertici AIA, tant’è che si stanno moltiplicando le voci di una cancellazione definitiva del programma. Lo ha fatto capire anche il presidente federale Gravina ieri, a margine del Premio Bearzot assegnato a Fabregas: «Intorno agli arbitri c’è un clima insopportabile, che arriva tra l’altro in una fase decisiva del campionato. La disponibilità a una massima trasparenza è stata evidentemente strumentalizzata. Sul tenere o meno Open Var valuteremo insieme all’AIA».
È indicativo anche il fatto che Rocchi non ci vada più da mesi e vi mandi i collaboratori, in ultimo Dino Tommasi a cui ieri è toccato sentenziare sugli episodi cruciali del fine settimana, a partire dal contatto Sulemana-Dumfries. Nella ricostruzione a Open Var si vede l’arbitro Manganiello che convalida mentre la sala Var si concentra sulla ricerca di un contatto basso tra i giocatori, salvo poi ripiegare all’ultimo: «Rete regolare, è Dumfries che fa la bicicletta», cioè il movimento a ruotare le gambe in aria mentre cade. Per l’AIA è corretta sia la decisione di Manganiello (finito nella polemica per aver detto a Dumfries «avete ancora dieci minuti per vincere»), sia il comportamento di Gariglio e Chiffi al Var.
Possiamo anche essere d’accordo sulla prima, ma sul secondo bisognerebbe dissentire: cercano infatti al microscopio un incrocio basso di gambe solo per confermare la prima impressione, accorgendosi poi in extremis che l’unico contatto è alto ma, in effetti, lieve. Sullo Scalvini-Frattesi, invece, l’AIA ammette il disastro. Manganiello valuta dal campo un «tocco appena», e la sala Var avalla a tempo di record («Il tocco è minimo»). Secondo i vertici arbitrali «Frattesi subisce un calcio, è rigore per dinamica chiara, e la sala Var doveva intervenire con una OFR (On-Field Review, revisione sul campo, ndr)». Qui il Var si limita a fare da notaio, al contrario di quanto accaduto pochi minuti prima sul contatto Sulemana-Dumfries, e manca la consapevolezza del trend sulla tipologia di fallo. È stato mostrato anche il contatto Wesley-Diao in Como-Roma. Secondo noi non è fallo e Wesley non andava ammonito e di conseguenza espulso, invece Tommasi e i vertici AIA definiscono «corretto» l’operato dell’arbitro.
Il paradosso è che questa è un’aggiunta a mezza bocca. Il Var da protocollo non può intervenire per giudicare il fallo che porta a un’ammonizione, nemmeno se è la seconda, ma può solo scongiurare lo scambio di persona (Wesley o Rensch?). Eppure, ascoltando l’audio, ci si accorge che i varisti confermano in qualche modo l’esistenza del fallo («Il fallo lo fa Wesley sicuramente», «Il fallo basso sulla gamba destra lo fa Wesley»), assecondando l’errore pur di non smentire il collega in campo su una decisione sbagliata ma ormai irreversibile. Dal Mondiale in poi, anche i secondi gialli verranno giudicati nel merito. Infine c’è il gol annullato alla Juventus a Conceicao per un fuorigioco di Koopmeiners. Mariani decide per il no-gol dopo averlo rivisto in campo, su invito della sala Var, ma il dettaglio illuminante è ciò che dice poi ai giocatori: «Quest’anno li abbiamo annullati tutti questi». Una presunta coerenza stagionale che, nel caso Scalvini-Frattesi, è stata dimenticata. Il che conferma l’ovvio: tra eccesso di arbitraggio da parte dei varisti, superficialità e falle del protocollo, gli arbitri sono sempre più in difficoltà e Open Var non fa altro che sottolinearlo.