Indian Wells era l’ultimo grande tassello che mancava nella collezione sul cemento di Jannik Sinner. Adesso non più. Con la vittoria su Daniil Medvedev nella finale del BNP Paribas Open, l’azzurro ha completato una sorta di bouquet perfetto del tennis sul duro: Slam, Masters 1000 e ATP Finals vinti sia indoor sia outdoor. Un club ristrettissimo, in cui prima di lui figuravano soltanto Novak Djokovic e Roger Federer, due nomi discretamente importanti nella storia di questo sport. Il trionfo nel deserto californiano porta in dote mille punti pesantissimi nella corsa al numero uno del mondo. In classifica Sinner sale così a quota 11.400, riducendo a 2.150 lunghezze il distacco da Carlos Alcaraz. Solo un mese fail margine dello spagnolo superava i tremila punti: la rincorsa dell’azzurro è ufficialmente iniziata. Indian Wells lascia anche e soprattutto la sensazione di un Sinner diverso rispetto a quello visto poche settimane fa a Melbourne: più completo, più elastico nelle soluzioni e più maturo nella gestione, anche fisica, delle partite e dei tornei.
DETTAGLI
L’evoluzione si vede soprattutto in alcuni dettagli tecnici. Il più evidente riguarda la risposta al servizio. Per molto tempo la posizione di Sinner era rimasta quasi immutabile, una firma riconoscibile del suo tennis. Oggi invece cambia spesso, adattandosi all’avversario e alle diverse situazioni di gioco. Non solo in base alla potenza della battuta, ma anche tra prima e seconda adotta posizione alle volte diverse tra loro, per non dare mai punti di riferimento all’avversario. Eccola l’immagine del giocatore alla costante ricerca delle giuste contromisure. Indian Wells ha confermato anche la solidità di un servizio che ormai è diventato uno dei marchi di fabbrica del suo tennis. Sinner ha attraversato l’intera settimana senza perdere un set, controllando il ritmo degli scambi e imponendo quasi sempre la propria velocità di gioco. Lungo il cammino ha battuto due delle promesse più interessanti della nuova generazione: il brasiliano Fonseca e lo statunitense Tien. Il terzo nome che completa questo gruppo di talenti emergenti è il ceco Mensik, campione in carica a Miami, anni 20, come Tien, e uno in più di Fonseca.
RITMO ESAGERATO
La finale con un ritrovato Medvedev è stata la fotografia perfetta del momento del numero 2 al mondo. Il russo, tornato competitivo dopo mesi complicati, non è mai riuscito a trovare contromisure al ritmo imposto da Sinner. Una vittoria netta che ha allungato anche una statistica impressionante: sono 22 i set consecutivi vinti nei Masters 1000, una striscia aperta che parte da Parigi-Bercy 2025. È la seconda più lunga della storia in questa categoria di tornei, dietro soltanto ai 24 set messi insieme da Djokovic tra Indian Wells e Montecarlo nel 2016. E poi arriverà la terra rossa, terreno di caccia ulteriore per avvicinare la vetta della classifica e insidiare il trono di Alcaraz. È l’unica superficie su cui Sinner non ha ancora conquistato un Masters 1000 e soprattutto ospita l’ultimo Slam che ancora manca alla sua collezione: il Roland Garros. Se per Alcaraz il tassello mancante del Career Grand Slam era l’Australian Open, conquistato quest’anno, per l’azzurro la sfida passa inevitabilmente da Parigi. Indian Wells ha dato un indizio chiaro: la strada verso quella forma ideale sembra già quella giusta.