A distanza di tempo, il legame tra Mattia Binotto e la Ferrari non appare affatto risolto. L’ex responsabile del team di Maranello, oggi alla guida del progetto Audi in Formula 1, è tornato a parlare del suo passato con parole che non sono passate inosservate nel paddock.
Intervistato dal quotidiano sportivo francese L’Équipe, Binotto ha messo a confronto il metodo di lavoro vissuto in Italia con quello che sta trovando nella nuova esperienza tedesca. Il manager ha spiegato che il contesto attuale richiede un’impostazione molto diversa, soprattutto sul piano organizzativo, sottolineando come nel nuovo ambiente ogni passaggio venga costruito attorno a una pianificazione rigorosa. "Il mio ruolo qui non è più difficile, è però diverso e cambia soprattutto la cultura, che non è latina — ha detto l’ingegnere di Losanna —. Alla Ferrari i processi non esistevano, si provava e basta. Non c’era bisogno di un piano per raggiungere l’obiettivo, mentre in Audi, con una cultura più tedesca, più svizzera, prima di tutto ci sono i piani. Senza un piano, non si agisce”.
Parole nette, che suonano come una lettura molto critica del sistema vissuto a Maranello, dove Binotto aveva attraversato stagioni complicate, segnate da risultati inferiori alle aspettative e da una convivenza mai davvero serena con l’ambiente Ferrari. Ancora più diretta la risposta quando gli è stato chiesto se il Cavallino possa rappresentare un modello per costruire il futuro Audi: "Perché dovrei farlo? Non vincono più nulla dal 2008. Io voglio che l’Audi vinca”. Una dichiarazione che riapre inevitabilmente il dibattito sul lungo digiuno iridato della Ferrari e conferma come, nonostante il cambio di squadra, qualche riflessione irrisolta sia rimasta. Binotto guarda avanti, ma il passato continua a pesare.