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Mondiali atletica, Andy Diaz vola nel salto triplo: 17.47 e oro azzurro da impazzire

di Carlo Galatisabato 21 marzo 2026
Mondiali atletica, Andy Diaz vola nel salto triplo: 17.47 e oro azzurro da impazzire

3' di lettura


Non ha aspettato, non ha studiato, non ha concesso margine all’incertezza. Andy Diaz ha messo il punto esclamativo all’inizio della storia, chiudendo subito un racconto che in fondo, era già scritto. Questa è stata la finale del salto triplo, messa subito in cassaforte al primo tentativo: 17.47 metri, miglior misura mondiale stagionale e gara, di fatto, già finita. A Torun l’azzurro di passaporto, cubano di nascita, si conferma sul gradino più alto del mondo indoor a un anno dal trionfo di Nanchino, con la semplice disinvoltura del campione. O per certi versi, del dominatore.

L’italocubano ha infatti semplicemente ribadito con una naturalezza quasi disarmante il proprio dominio, soprattutto quando si gareggia indoor. La miglior prestazione mondiale stagionale, piazzata quando la gara deve ancora prendere forma, è stato il messaggio chiarissimo a tutti i contendenti: per battere Diaz sarebbe servito qualcosa di più di un grande salto, serviva l’impresa. Dietro di lui il giamaicano Jordan Scott (17.33) e l’algerino Yasser Triki (17.30) hanno provato a costruire una rimonta, si sono avvicinati, accendono per un attimo la tensione della gara; ma è stata solo un’illusione.

PROGESSIONE

La loro progressione si è fermata prima, il salto di Diaz era imprendibile fin dall’inizio e così è stato. È questo il segno distintivo del campione del mondo che racconta molto più di una misura. Racconta il percorso di un atleta che ha scelto l’Italia dopo Tokyo 2021, lasciando Cuba e cercando una nuova casa sportiva e umana sotto la guida di Fabrizio Donato. Una scelta forte, radicale, che oggi restituisce risultati straordinari: bronzo olimpico a Parigi, oro mondiale indoor nel 2025 e adesso la conferma, che spesso è il passaggio più difficile. Un pizzico di rammarico per il settimo posto di Andrea Dallavalle, vice campione del mondo outdoor a Tokyo l’estate scorsa, che si ferma a 16.90, settimo, lontano dal podio ma dentro una finale di altissimo livello che richiedeva quaranta centimetri in più per giocarsi le medaglie. Non basta, ma racconta comunque di un’Italia che c’è e che non vive di sole punte.

AUTORITÀ

E c’è anche la pista, con segnali incoraggianti. Federico Riva si prende la scena nei 1500, correndo con intelligenza e autorità, vincendo la sua batteria e candidandosi per una finale da protagonista. Non ce la fa Pietro Arese, che si spegne nel giro conclusivo, mentre arriva un risultato storico al femminile: Ludovica Cavalli conquista la finale con un affondo deciso a 300 metri dal traguardo, agganciando la francese Guillemot e scrivendo una prima volta per l’Italia in questa specialità ai Mondiali indoor.

Si fermano invece in semifinale i velocisti azzurri nei 60 metri, Ceccarelli e Randazzo, ma il programma offre subito nuove occasioni. Oggi gli occhi saranno puntati su Nadia Battocletti nei 3000 e su Zaynab Dosso nei 60, due delle punte di diamante della spedizione azzurra. E proprio nella velocità c’è curiosità per l’esordio assoluto della sedicenne Kelly Doualla, talento purissimo capace di correre in 7”21 agli ultimi campionati italiani: il futuro, in fondo, è già qui. In gara per una medaglia anche Lorenzo Simonelli nei 60 ostacoli uomini. L'argento mondiale di Glasgow 2024, non al meglio ma è atleta che sa tirare fuori il meglio di se nei momenti che contano. Insieme a lui ci sarà anche l’esordiente Oliver Mulas.