Più della sconfitta contro Sebastian Korda a Miami, a far discutere nel caso di Carlos Alcaraz è stato il momento di difficoltà mostrato in campo durante il primo set, quando il numero uno spagnolo si è lasciato andare a uno sfogo che non è passato inosservato. Quel "Non ce la faccio più, voglio andare a casa" ha riacceso il dibattito sulla gestione emotiva del murciano, soprattutto nel confronto continuo con Jannik Sinner.
A tornare sull’episodio è stato Samuel Lopez, che ha confermato come il tema sia stato affrontato anche all’interno del team tecnico dopo il torneo americano. Durante il match, il suo angolo era riuscito a riportare ordine in una fase di evidente smarrimento, aggravata dal livello espresso dall’avversario. Il primo set perso, però, ha finito per pesare anche sul prosieguo della partita, condizionando il rendimento di Alcaraz.
Carlos Alcaraz, clamoroso dietrofront: chi è costretto a richiamare
L’inizio di stagione di Carlos Alcaraz era sembrato quasi perfetto: titolo agli Australian Open, successo a Doha e..."Vediamo, non credo che la cosa debba essere normalizzata nel senso di lasciar correre e basta — ha detto —. Ma non lo vedo nemmeno come un fatto sorprendente. Ha 22 anni e bisogna fargli capire che questo tipo di commenti ha un grande impatto, specialmente all'esterno della squadra", sottolineando come il contesto fosse già chiaro all’interno del gruppo di lavoro. "Internamente, noi sapevamo bene in che condizioni eravamo arrivati a Miami e quale fosse la situazione”.
Per il nuovo allenatore di Alcaraz, però, il passaggio successivo è imparare a gestire meglio certe reazioni nei momenti delicati della partita: "Deve cercare di controllare questi suoi impulsi — ha concluso — li ha sempre avuti, anche se ora succede sempre meno. Deve controllarli soprattutto nei confronti dell'avversario, inteso sia come giocatore che come team opposto, per evitare di mostrare debolezze in certi momenti chiave".




