I lauti ingaggi e la bella vita non possono sempre bastare. Perché a volte il calcio sa darti pugni allo stomaco come pochi altri sport. E quello preso da Gianluigi Donnarumma fa ancora male, eccome. Davanti alle telecamere, nel salotto ovattato della tv, il capitano azzurro crolla. Letteralmente. La voce si spezza, gli occhi si riempiono. Il motivo è sempre lo stesso, sempre lì, come una ferita che sanguina: Bosnia-Italia. La notte di Zenica, che ha spedito gli azzurri fuori dal Mondiale, ancora una volta.
“Mi sento responsabile”, dice Gigio nell’intervista a Sky Sport. Poche parole, pesantissime. Perché quando a parlare è il capitano, gli sfoghi pesano di più. Il portiere del Manchester City non si nasconde e non cerca alibi, non si aggrappa a episodi o sfortuna. E rivendica la propria moralità in merito alla polemica sui premi partita: “Sono rimasto ferito più che altro dai commenti. Da capitano non sono mai andato a chiedere un euro alla Nazionale italiana. Quello che fa la Nazionale, come sempre, è un regalo ai giocatori che si qualificano per un torneo. Ma nessuno ha chiesto niente alla federazione, il nostro regalo era andare al Mondiale"
Nel naufragio bonsiaco, lui e pochi altri hanno provato a tenere la barra dritta e quell’ultimo rigore quasi preso di Bajraktarević poteva scrivere un miracolo che non c’è stato. Nel bene e nel male, i rigori affollano sempre i sogni delle notti dei calciatori. Quel ricordo che torna, cattivo, insistente. La tensione, il caos. E anche le polemiche, come quella con il portiere bosniaco Vasilj, tra accuse di antisportività e quel clima avvelenato che ha accompagnato l’eliminazione.
La terza di fila, un disastro sportivo: “Fa male”, trema con la voce Gianluigi. “Ma bisogna andare avanti”. Facile a dirsi, meno a farsi. Perché certe partite non finiscono, restano dentro. Poi la dedica ai suoi maestri azzurri: “Ho avuto un rapporto stupendo con Gigi, mister e presidente. Mi dispiace soprattutto per quello, per loro". Qui la voce cambia tono e fa fatica a non lasciarsi prendere dall'emotività. "È normale che un po' ti senti responsabile per tutto quello che sta succedendo ora".
L’immagine che resta è quella di un gigante di quasi due metri che, davanti a milioni di persone, non riesce a trattenere le lacrime, ma dà anche un segnale di speranza: “In questi anni oltre alle delusioni abbiamo fatto cose importanti. Ora bisogna reagire, è dura, ma bisogna andare avanti con forza e con la consapevolezza che l'Italia tornerà forte e tornerà grande”.