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Lautaro Martinez, poi il deserto: il dramma della Serie A in queste cifre

di Renato Bazzini venerdì 17 aprile 2026

3' di lettura

La classifica marcatori, abbinata alla mole di gol segnati ridotta al minimo per tutte tranne che per l’Inter, suggerisce che la proposta offensiva del campionato italiano è sterile, se non quasi del tutto assente. Alla 32esima giornata, Lautaro Martinez guida la classifica con appena 16 centri. Visto l’infortunio, è sempre più difficile che arrivi a quota 20. Se non ci arriverà nessuno, sarà una prima volta nell’era dei tre punti a venti squadre: il minimo infatti sono i 21 segnati da Del Piero nel 2007/08. E per trovarne meno bisogna risalire alle due stagioni tra il 1989 e il 1991 coni 19 di Van Basten e Vialli. Questa miseria offensiva, unita al ko di Lautaro, apre le porte a scenari al limite della fantascienza: Malen potrebbe anche vincere il titolo di capocannoniere. Sarebbe un unicum che un giocatore acquistato a gennaio si prenda lo scettro del gol. L’olandese della Roma è salito a quota 10 con la prima e unica tripletta di questa asfittica serie A: un dato che, da solo, spiega le difficoltà dei nostri attaccanti, visto che per trovare la tripletta precedente bisogna scavare fino a Retegui nel febbraio del 2025.

Tra Lautaro e Malen ci sono, a quota 11, Douvikas e Nico Paz del Como. Presi singolarmente, non hanno totalizzato un numero gigante di gol, ma sono in due alla stessa cifra al secondo posto in classifica, quindi confermano la qualità corale della proposta di Fabregas. I lariani vanno oggi al Mapei Stadium a giocarsi la Champions, con la consapevolezza di non poter più sbagliare visto che, dopo il pari con l’Udinese e il ko con l’Inter, la Juventus è fuggita a +2. Uno stato emotivo inedito per una rosa così giovane e in rampa di lancio. Andranno in casa di un Sassuolo che, guarda caso, è la migliore delle medio-piccole per proposta offensiva: praticamente l’unica che gioca col 4-3-3, che prova a segnare prima di non subire e che piazza Pinamonti a quota 8 (bottino comunque da migliorare per l’agognato salto di qualità).

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Ma i problemi offensivi, stringendo l’inquadratura, sono sistemici e trasversali. Li ha l’Inter senza il suo capitano e con un Pio Esposito in fisiologica flessione. Li ha la Juventus, aggrappata a uno Yildiz alle prese con le infiltrazioni al ginocchio, con Vlahovic e Milik fermi dopo essere stati forzatamente gettati nella mischia per disperazione vista la scarsa fiducia in David e Openda. Li ha il Napoli, con Hojlund abbandonato dai capricci di Lukaku e tradito dalla discontinuità di chi gli sta dietro. E ancora: la Roma vive il deserto alle spalle di Malen; il Milan deve affrontare la rottura ambientale con Leao, il crollo verticale di Pulisic e il contributo fantasma di Fullkrug e di Nkunku impiegato a singhiozzo e in ruoli diversi ogni volta. L’Atalanta non ha mai avuto a disposizione uno Scamacca in condizioni dignitose, e persino il Como ha dovuto rimediare alla profonda delusione chiamata Morata. Sommato tutto questo alla pochezza delle proposte tattiche, ed ecco che ci dirigiamo verso la classifica marcatori più misera di sempre.

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