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Adriano Panatta ossessionato da un sogno: "In mano ho una spazzola"

di Lorenzo Pastuglia mercoledì 22 aprile 2026

2' di lettura

Cinquant’anni fa una vittoria da sogno al Foro italico, il 30 maggio 1976, in finale contro Guillermo Vilas. A cinquant’anni da quel trionfo, però, Adriano Panatta non è stato invitato da nessuno, né sono previsti omaggi dopo quel successo: “A Roma mancano due settimane, magari ci ripensano, facciano come gli pare”, ha raccontato in una intervista a La Repubblica.

Nella vita di tutti i giorni “faccio un sacco di sogni, talvolta legati al tennis — prosegue — ho un match importante, ma arrivo in ritardo. Oppure mi ritrovo che impugno una spazzola". Un’immagine che fa sorridere, ma che racconta anche il rapporto leggero, mai ossessivo, che ha sempre avuto con il tennis: "Però non ho mai rivissuto dei match giocati in carriera".

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Sul campo del Centrale, 50 anni fa, Panatta non ricorda i rumori “ma gli odori, lo spogliatoio, la terra rossa viva, che respira e profuma”. L’ultimo passaggio al Centrale non è stato dei più memorabili: "Una decina di anni fa — ricorda — lo stadio era deserto, erano andati tutti a mangiare. È stato abbastanza triste". Anche per questo, ammette: "Le ricorrenze mi mettono l’ansia”. Poi il confronto con il tennis di oggi, inevitabile ma mai nostalgico: "In campo si va ancora in mutande e con una racchetta in mano, ma oggi è tutto scientificamente studiato, programmato al computer — prosegue — È il mondo che cambia. Però che noia. Potrei impazzire”. 

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E quando si torna su di lui, Panatta risponde senza filtri: "Ma perché, io non avevo una bella testa? L'ho usata a modo mio”. L’ex tennista non si rivede in nessuno: “Paragoni inutili — dice ancora — Berrettini è il prototipo del tennista attuale: grande servizio, dritto potente. Sinner, ve l'ho detto, in più ha questa straordinaria capacità di restare concentrato. Musetti è molto diverso da me, ma forse un pochino mi assomiglia nella varietà dei colpi”.

Infine un commento sul tennista che nel '76 vinse a Roma e Parigi: "La gente si ricorda di me? Non è vero, la maggior parte dei miei tifosi di allora non c'è più, è normale. Anche Nicola Pietrangeli non c'è più: era polemico, era inciampato persino su Sinner. Ma è la mia storia, la storia del tennis italiano. Alla fine, tutto finisce: Federer, Nadal, Pietrangeli, Panatta. Un giorno finiranno anche Jannik e Carlos: conteranno di più le vittorie o i ricordi? Non lo so. E non mi importa più di tanto".

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