Tutto si può dire dei Friedkin tranne che siano disinteressati alla Roma. Se lo fossero, non interverrebbero con questa tempestività. Nel giro di due settimane, infatti, il grande “caso Capitale” è stato risolto con il benservito a Claudio Ranieri - che non ha mai pensato di dimettersi - e con la regolare conferenza stampa di Gasperini, a cui non sono stati posti veti sull’argomento, anzi. La crisi è risolta. In modo brutale, chissà se corretto o meno, ma è risolta, e questo è inusuale per le altre proprietà americane che preferiscono agire solo a fine stagione.
È vero che i Friedkin sono sostanzialmente muti nella gestione del club, ma questa è una scelta così tempestiva che parla da sola, e con un tono di voce netto. Dice che, nel braccio di ferro tra gestione sportiva e gestione tecnica, si è scelto di conservare la seconda. Dunque a essere considerata insufficiente, o comunque sacrificabile, era la prima. A confermarlo è lo stesso Ranieri all’Ansa: «L’interruzione del rapporto di Senior Advisor è dipesa da una determinazione unilaterale della società». Ha voluto comunque «ringraziare la famiglia Friedkin, la squadra, i dipendenti e l’intero popolo giallorosso per l’immenso affetto tributato nel corso degli anni, sempre integralmente ricambiato», ma è evidente la mancanza dell’allenatore nella lista.
Del resto, anche il club nel comunicato si era esposto chiaramente: «Abbiamo piena fiducia nel percorso che ci attende sotto la guida tecnica di Gasperini, con l’obiettivo condiviso di crescere, migliorare e ottenere risultati all’altezza della nostra storia». Un endorsement che Gasp, come prima cosa in conferenza, si è premurato di sottolineare: «Il comunicato evidenzia due cose: la fiducia che non mi è mai mancata dalla società sin dal primo giorno e che la Roma è davanti a tutto».
Insomma, non è dato sapersi se Gasperini abbia esplicitamente chiesto più potere, ma di certo lo sta ottenendo, ritagliandosi un ruolo sempre più da manager all’inglese e non solo da allenatore di campo. Ed è ovvio che un manager debba essere affiancato da un direttore sportivo con la sua stessa visione: identikit che non corrisponde a Massara. Il tecnico, in merito al futuro del ds, premette che «decide la società», ma subito dopo sgancia la bomba chiarendo che «Massara è una brava persona, ma non c’è mai stato feeling tecnico», ovvero sulla tipologia di giocatori da acquistare. L’indicazione fa il paio con una frase che suona come una sapiente carezza ai Friedkin: «Sancho non è arrivato giustamente, giustamente (ripetuto due volte, ndr) per decisione della proprietà». Come a voler rinsaldare l’asse col Texas, mandando un messaggio inequivocabile: non vi serve nessun “advisor”, vi basta una linea diretta e senza filtri con l’allenatore.
In questo scenario, la Roma va a Bologna (alle 18, diretta Dazn) contro una squadra che, per ammissione dello stesso Italiano, «ha finito la stagione». I giallorossi recuperano Dybala dopo quasi tre mesi ma solo per uno spezzone, mentre Wesley torna per giocare dall’inizio. La speranza Champions è ridotta al lumicino, ma c’è ancora: la Juventus è lontana 5 punti e domani ha lo scontro diretto con il Milan, e in ogni caso c’è da lottare a distanza con il Como (impegnato domani in casa del Genoa) almeno per evitare il “rischio” Conference (dipenderà anche dalla finale di Coppa Italia) e garantirsi l’Europa League. Una competizione che certificherebbe quantomeno la continuità sul campo... dopo quella appena blindata sulla panchina.