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Chi è Michele Croce, l'avvocato-tifoso dietro allo scandalo-Var

di Simone Di Meo martedì 28 aprile 2026

2' di lettura

L’inchiesta che scuote il mondo arbitrale nasce anche da una tribuna, da una partita vista con i figli e da un episodio che Michele Croce, avvocato veronese e tifoso dichiarato, non ha mai accettato come semplice errore. Il 6 gennaio 2024, a San Siro, Inter-Verona finisce 2-1 per i nerazzurri. Al minuto 93’ arriva il gol decisivo di Frattesi, viziato secondo Croce dalla gomitata di Bastoni a Duda non rilevata da Var e Avar. Poco dopo il Verona fallisce con Henry il rigore del possibile pareggio. Ma il punto che accende la miccia è un altro: il mancato richiamo al monitor sull’intervento del difensore interista. Da lì, secondo la ricostruzione dell’avvocato, nasce il big bang dell’indagine milanese che oggi travolge il sistema arbitrale.

Croce non è un nome qualunque nella città scaligera. Nel 2017 fu candidato sindaco a Verona con “Verona Pulita”, formazione scioltasi due anni dopo. Ma in questa vicenda entra da legale, spettatore e sostenitore gialloblù. La sua denuncia viene depositata alla Procura di Milano e diventa uno degli atti all’origine del fascicolo. Non un semplice reclamo da tifoso, sostiene lui, ma un esposto costruito dopo aver studiato il regolamento Var e la legge sulla frode sportiva.

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«Il 6 gennaio del 2024 - in occasione di Inter-Verona - andai a Milano con i miei due figli. La partita finì 2-1 per i nerazzurri, ma nel tempo di recupero avvenne un episodio estremamente ingiusto. Presi spunto dalle perplessità dei miei figli per studiarmi il regolamento Var, le leggi sulla frode sportiva e capire che secondo me c'era lo spazio per un esposto, perché era integrato un reato», ha spiegato. Il cuore dell’accusa è tutto nel mancato intervento davanti al monitor. L’avvocato sostiene che, in una situazione del genere, Var e Avar non avessero margini di discrezionalità. Dovevano richiamare l’arbitro all’on-field review. Non lo hanno fatto. E da quella omissione, nella sua lettura, sarebbe derivata una alterazione concreta dell’esito sportivo della gara.

Croce racconta di essere stato contattato dalla Finanza, poi di essersi confrontato anche con il pm Maurizio Ascione, titolare dell’inchiesta. «C'è stata una manovra per favorire l'Inter?», si domanda. «In quell'episodio il risultato è chiaro. È stata una frode sportiva ed è stata favorita una squadra. Chiaramente», sottolinea, «mi riferisco solo a quella circostanza. C'è stata un'omissione di intervento che ha compromesso il risultato finale della gara». E conclude: «L'ho fatto per senso di giustizia, mi sono sentito in dovere di farlo, perché ritengo odioso che queste circostanze possano travolgere la passione anche di ragazzi e bambini». Già: a loro nessuno pensa mai...

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