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Il futuro del calcio è il giocatore totale

Psg ancora in finale grazie ai campioni e al sacrificio collettivo: tutti devono fare tutto
di Claudio Savelli venerdì 8 maggio 2026

2' di lettura

Luis Enrique recentemente ha espresso il desiderio di avere una rosa di «calciatori che possano giocare ovunque», ovvero in ogni posizione. «Immaginate gli avversari...»: quante incertezze avrebbero, a partire dall’impossibilità di preparare la partita. Nel suo Psg questa evoluzione della specie del calciatore si sta già intravedendo. Un giorno gli uomini di Luis Enrique sapranno giocare ovunque, intanto stanno imparando a fare tutto. Attaccare, difendere, gestire le transizioni, comprendere e interpretare i momenti: sono giocatori plastici che si modellano in base a ciò che accade, all’avversario, alla strategia. E ormai godono in questa dimensione totale: vedi Kvaratskhelia che è semplicemente da Pallone d’Oro per come rappresenta questa nuova tipologia di calciatore (6 recuperi, 15 duelli difensivi, 8 dribbling, 4 passaggi chiave, 5 tiri in una sola partita contro il Bayern, con una heat map che copre quasi tutto il campo). Il Psg ci sta dicendo che non esisteranno più gli specialisti perché questo calcio totale e totalizzante potrebbe portare alla loro estinzione. Sopravviveranno i giocatori che si adattano al nuovo habitat.

Certo, ognuno manterrà caratteristiche e virtù precise- il pressing che fa Dembelé, lo può fare solo uno con quella capacità aerobica -, ma nessuna squadra verrà più costruita attorno al singolo. I giocatori specifici che non sono predisposti a tutte le fasi del gioco, anche se fortissimi, non sono più sostenibili. Il caso di Mbappé è emblematico: Luis Enrique provò a renderlo un Dembelé, ma lui non ne volle sapere. E ora il Psg vince e magari rivince la Champions contando su un Pallone d’Oro che corre dietro al pallone mentre il potenziale Pallone d’Oro, Kylian, aspetta che il pallone gli arrivi tra i piedie per questo i tifosi del Real Madrid hanno organizzato una petizione per cacciarlo. La somma dei calciatori totali di Luis Enrique rende il Psg la squadra più evoluta mai vista nel gioco del calcio. Ed è significativo che, a questo apice ideale, ci arrivi il club che ha sperimentato tutti i modelli: la squadra con una stella, la squadra con sole stelle, per arrivare infine alla squadra che è la stella.

Sono così predisposti al gioco di squadra, i giocatori del Psg, da sacrificare il giudizio sulla loro singola prestazione. Vedi Safonov che, contro il Bayern, sembrava sbagliare tutti i rinvii e solo il giorno dopo ci si è resi conto che era stato istruito per calciare in fallo laterale sul lato di Olise, in modo da poterlo pressare più facilmente sulla conseguente rimessa laterale. Sono strategie sofisticate che un allenatore può chiedere a calciatori “pensanti”, cioè allenati anche dal punto di vista mentale, concettuale, psichico. E pensare che dalle nostre parte c’è ancora chi dice che il calcio è semplice. No, il calcio è sempre più complesso, per questo servono giocatori sempre più totali. Il Psg li sta formando e gioca già nel futuro. Noi abbiamo il privilegio di vederlo nel presente.

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