Fatto 31, facciamo 32. Tocca a Jannik Sinner riscrivere non soltanto i record, ma perfino i modi di dire. E poco importa se l’origine della celebre espressione venga fatta risalire a Papa Leone X che, nel 1517, dopo aver nominato trenta cardinali e resosi conto di aver lasciato fuori un prelato di grande stima, decise di aggiungerne un altro pronunciando quel celebre “tanto vale fare trentuno”. Sinner va oltre, arriva a 32 e lo fa al Foro Italico, superando Novak Djokovic in uno di quei primati che sembravano scolpiti nella pietra. Trentadue vittorie consecutive nei Masters 1000: nessuno come lui.
L’azzurro batte Andrey Rublev 6-2 6-4 e vola in semifinale, dove già stasera tornerà in campo alle 19 (diretta Sky e TV8). Sarebbe un errore, però, fermarsi al punteggio, perché il match è stato molto più duro e complicato di quanto racconti il tabellino. Rublev non è in campo a fare da sparring, ma anche lui, come spesso accade agli avversari di Sinner, perde subito il servizio in apertura.
Il caldo rallenta il ritmo dell’azzurro, meno brillante del solito e inevitabilmente appesantito da una striscia di vittorie che continua ad allungarsi. Rublev allora prova ad alzare l’intensità degli scambi, spinge forte con il dritto e per larghi tratti riesce anche a mettere in difficoltà il numero uno del mondo. Eppure, anche quando non è al massimo, Sinner dà sempre la sensazione di avere il controllo della situazione. Sul 2-1 del primo set concede la terza palla break di tutto il torneo, cancellandola con un dritto in contropiede da campione assoluto, poi accelera improvvisamente e chiude il parziale 6-2 in appena 38 minuti. La vera difficoltà arriva però nel secondo set.
Sul 4-2 l’azzurro sembra avere ormai il match in mano, ma improvvisamente qualcosa cambia. Sinner perde il servizio, si tocca la coscia sinistra, rallenta vistosamente tra un punto e l’altro. Il settimo game lo gioca in preda alla stanchezza. Rublev intravede uno spiraglio. Al cambio di campo Jannik beve moltissimo, cerca ossigeno, raccoglie energie. Sa che il traguardo è vicino ma sa anche che serve ancora uno sforzo. Quando va a servire sul 5-3 parte 40-0, poi però si fa riprendere fino al 40-40. È il momento più delicato della partita. La sua panchina si alza in piedi per incitarlo, il Foro si stringe attorno al suo numero uno e Sinner ritrova improvvisamente lucidità. Tiene il servizio, poi torna a battere per il match e mette dentro quattro prime consecutive. Game over per il russo.
In conferenza stampa l’azzurro ha ammesso le difficoltà fisiche della serata: «È normale che durante il torneo mi senta stanco, ma sono situazioni che riesco a gestire e recuperare al meglio». Poi una riflessione che racconta bene la dimensione raggiunta: «Sto scrivendo la mia storia. Non pensavo di arrivare a un livello così alto del mio tennis». Sinner ha parlato anche del grande torneo azzurro con Luciano Darderi in semifinale come lui: «Sono molto contento per Luciano e per tutto il tennis italiano». E infine uno sguardo già rivolto a Parigi: «Questo è il primo vero torneo su terra per tutti. Qui si vede il livello in vista del Roland Garros. L’obiettivo stagionale resta quello».
Ora però la testa di Jannik resta a Roma, con il cuore che deve andare oltre l’ostacolo evidente della stanchezza, per affiancare il proprio nome a quello di Adriano Panatta, che qui 50 anni fa iniziò a riscrivere la storia del tennis italiano: è tempo di andare oltre.