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Jannik Sinner, la rabbia del campione: "Ho pagato per una colpa che non era mia"

mercoledì 20 maggio 2026

2' di lettura

Arriva al Roland Garros da numero uno del mondo, con l’occasione di rafforzare ulteriormente il suo primato e con quell’aura da campione imperturbabile che gli ha cucito addosso l’etichetta di "robot". Ma dietro la freddezza di Jannik Sinner si nasconde una storia recente fatta di dolore. Il tennista di Sesto Pusteria non ha mai nascosto quanto il caso Clostebol abbia inciso sul suo equilibrio personale: "La parte più difficile sono stati i mesi che hanno preceduto la squalifica, perché non potevo parlarne con nessuno. Ero triste, non mi sentivo libero — ha raccontato a L’Équipe —. Ho dovuto pagare le conseguenze di un errore che non era mio”.

Eppure, anche in quella fase, Sinner ha scelto di trasformare la frustrazione in energia: "Una mattina mi sono svegliato con l'idea di trasformare tutto questo in qualcosa di positivo — ha aggiunto —. Ho trascorso del tempo con la mia famiglia e poi sono tornato al lavoro”. Lo stesso approccio lo ha aiutato a metabolizzare la dolorosa finale persa a Parigi contro Carlos Alcaraz: "È stato uno dei momenti più difficili della mia carriera — ha ammesso —. Ma quella sconfitta mi è servita per le lezioni preziose che ho appreso”.

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Quanto al soprannome di "robot", Sinner sorride: "Non mi sembra un termine dispregiativo — ha detto ridendo —. Ho l'immagine di un giocatore senza emozioni, ma questo perché sono molto concentrato su ciò che devo fare”. La sua forza mentale affonda le radici nell’infanzia e nell’esempio dei genitori: "A prescindere da quanto fosse stata difficile la giornata, tornavano sempre a casa con il sorriso — ha concluso —. È questa la mentalità che cerco di avere oggi”, conclude Jannik Sinner

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