"Mi chiese di fargli i nomi di chi, nello spogliatoio, avrebbe potuto remare contro di lui". È uno dei passaggi più forti di Luce nell'oscurità, la nuova autobiografia di Roberto Baggio, e riguarda il difficile rapporto con Marcello Lippi ai tempi dell’Inter. Il Divin Codino dedica un intero capitolo al tema, intitolato significativamente ‘Invidia. Vai a capire gli allenatori’. "L'amore popolare mi ha dato tanto nella vita e mi commuove ogni volta per la sua potenza” — si legge nel libro di Baggio — Ho sempre fatto il massimo per ricambiarlo: questo attraeva, inevitabilmente, molta invidia". Un sentimento che, secondo l'ex Pallone d'Oro, avrebbe segnato i rapporti con alcuni tecnici, da Renzo Ulivieri a Marcello Lippi.
Il racconto riporta all'estate del 1998, quando Baggio arrivò all'Inter dopo la stagione al Bologna. Già a marzo, racconta, Lippi lo convocò per un colloquio riservato e gli fece una richiesta che non ha mai dimenticato: "Mi chiese di dirgli chi, nello spogliatoio, avrebbe potuto remare contro di lui". La risposta fu netta: "Mister, io mi alleno al massimo, lei valuterà se merito di giocare o no, ma non mi chieda altro”.
Da quel momento, secondo Baggio, iniziò una lunga serie di provocazioni: "Era un attacco costante, un mobbing tangibile". L'ex numero 10 ricorda episodi apparentemente banali — "un goccio d'olio al peperoncino nell'insalata", "una bottiglia di vino a cena" — trasformati in motivi di scontro. Eppure il finale fu da campione. Nello spareggio Champions contro il Parma, giocato a Verona, segnò due gol decisivi nel 3-1 nerazzurro: "Io giocavo per la mia squadra, per onorare la maglia e i tifosi". E lascia una riflessione che va oltre il calcio: "La coerenza con te stesso, la trasparenza e l’umiltà — conclude nel capitolo — permettono di non avere mai paura di niente e di nessuno”.