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Mondiale 2026, la profezia di Beppe Bergomi: "Ecco chi vince"

di Roberto Tortora giovedì 11 giugno 2026

2' di lettura

La ventitreesima edizione della Coppa del Mondo apre i battenti questa sera a Città del Messico. Al mitico stadio Azteca, tirato a lucido dopo una necessaria ristrutturazione, si affrontano la squadra di casa, il Messico, ed il Sudafrica. Rendez-vous della gara inaugurale già giocata a Sudafrica 2010, mondiale vinto dalla Spagna. Prima che il fischio d’inizio risuoni nel “cielito lindo” messicano, ecco uno che di mondiali vinti ne sa qualcosa, Giuseppe Bergomi. Leggenda dell’Inter e della Nazionale, campione del mondo 1982, intervistato dal “Giorno” fa il suo pronostico per la rassegna iridata nel continente nord-americano. Bergomi non può che partire da ciò che fa più male, l’assenza dell’Italia: “Naturalmente è un grande dispiacere vivere un Mondiale senza gli azzurri, ma dobbiamo avere l’onestà di ammettere che
purtroppo sta diventando una abitudine.

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Da troppi anni sento parole, proposte, chiacchiere. Credo sia davvero venuto il momento di cambiare le cose. Altrimenti, tra quattro anni rischiamo di ritrovarci a ripetere gli stessi malinconici discorsi”. Lui, diciottenne, un mondiale lo ha vinto: “Ero un ragazzo, come possono ben raccontare i campioni del 2006, non c’è emozione più bella per chi fa il calciatore”. Meno emozioni, invece, per la nuova formula: “A me l’allargamento a 48 squadre non convince. Comprendo il senso politico dell’operazione, si offre la grande ribalta del pallone anche ad angoli del pianeta altrimenti dimenticati. Ma mi domando: quante delle 106 partite in programma garantiranno uno spettacolo apprezzabile?”.

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L’ex-capitano dell’Inter non ha dubbi su quale sia la favorita: “L’ Inghilterra. Non conquista il titolo ormai da sessant’anni, è quasi incredibile che i Leoni non siano più riusciti ad imporsi”. La qualità, secondo lui, è fuori scala: Bellingham, Kane e la guida di Tuchel potrebbero fare la differenza. Subito dietro, il Brasile di Ancelotti e la Francia delle stelle. Non l’Argentina: “Eh, perché mi domando quali siano le effettive condizioni di Messi…”. E il futuro dell’Italia? La risposta è un silenzio che vale più di un verdetto: “Amico mio, speriamo di riparlarne tra quattro anni”.

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