Un episodio "gravissimo, e simbolico di un andazzo generale del mondo del calcio, che non riconosco più". Marco Tardelli non le manda a dire contro Gianni Infantino e Donald Trump, dopo la revoca del cartellino rosso che ha permesso allo statunitense Balogun di scendere in campo contro il Belgio agli ottavi di finale della Coppa del Mondo.
Secondo l'ex juventino "l'unica strada, forse utopistica" per uscire da questo modus operandi "è che siano i calciatori a prendere posizione in casi simili. Invece nessuno si ribella. In cambio di incassi milionari, oggi i giocatori accettano di non contare nulla e di non avere una voce. Di fronte a uno spettacolo simile, dove sono Messi, Kane, Haaland e Mbappé? Se fossero i campioni a farsi sentire, di fronte a certe ingiustizie, i tifosi di tutto il mondo li seguirebbero".
In un'intervista rilasciata a Repubblica, il campione del mondo 1982 ha bombardato anche la FIFA, l'organizzazione presieduta da Gianni Infantino: "Ma per favore, sembra una barzelletta. La squalifica a Balogun è stata sospesa solo per permettergli di giocare contro il Belgio. È palese. Credo al giocatore quando dice che il fallo non era volontario, si vede dalla dinamica. Ma non è questo il punto. Quello è un fallo da espulsione e quindi da squalifica".
Di questo Mondiale salva pochissimo: "Ho visto bellissime partite. Ci sono squadre che hanno dato l'anima. L'Ecuador mi ha davvero emozionato. Proprio per questo è inaccettabile che si intervenga dall'alto per deviare il corso delle cose. Dove sono finiti i valori dello sport? Il calcio continua ad appassionarmi, perché è stata la mia vita e lo è ancora. Ma non mi ci riconosco più".