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Giorgia Meloni, la sentenza dello psichiatra: "Trump vuole umiliarla. La sua è la risposta più efficace"

di Roberto Tortora martedì 7 luglio 2026

2' di lettura

Donald Trump non smette di provocare Giorgia Meloni e, alla vigilia del vertice Nato di Ankara, il clima tra Washington e Palazzo Chigi si fa sempre più gelido. L'ultimo episodio è il meme pubblicato dal presidente americano su Truth, con una foto che lo ritrae insieme alla premier durante il G7 di Evian e la scritta “restraining order needed”, ovvero “servirebbe un ordine restrittivo”. Un affondo che ha riacceso il dibattito sulle reali intenzioni del tycoon e sul significato politico dei suoi attacchi.

Secondo Claudio Mencacci, co-presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia e direttore emerito di Neuroscienze dell'ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, dietro quella provocazione non ci sarebbe alcun elemento riconducibile a un disturbo mentale. Interpellato dal Corriere della Sera, spiega che, al contrario, “non è un caso che il messaggio arrivi prima di una vigilia così delicata”.

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Per lo psichiatra, “il presidente degli Stati Uniti utilizza il tentativo di umiliazione come strumento per ridefinire i rapporti di forza con i partner politici”. Una strategia lucida, dunque. “Credo che sia tutto studiato, tanto più perché avviene a ridosso di un appuntamento politico importante. Il linguaggio è duro, sprezzante. Nel suo caso, come è già accaduto in passato, il tentativo di umiliare e ridicolizzare figure influenti rappresenta un esercizio di dominio”.

Per Mencacci esiste anche una componente specifica quando il bersaglio è una donna. “Trump prova a mettere in atto una forma di ‘dominanza selettiva’: sceglie un bersaglio simbolico, che in questo caso è anche una donna”. E aggiunge: “Quando il bersaglio è femminile, l’attacco diventa personale: insiste sugli aspetti fisici ed emotivi, ricorrendo sistematicamente al tentativo di umiliazione e ridicolizzazione”.

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Come reagire? Lo specialista invita a non cadere nella trappola dello scontro. “La strategia più efficace consiste nel mantenere un tono neutro, rispondere in modo essenziale, evitare di mostrare reazioni emotive e rafforzarsi attraverso le alleanze”. Una linea che coincide con quella scelta da Palazzo Chigi. E, secondo Mencacci, è la risposta più efficace anche in vista del faccia a faccia di Ankara: “Credo che la maggior parte degli europei colga soprattutto il ridicolo dell’offensore, più che quello dell’offeso. In questo momento il silenzio della presidente del Consiglio rappresenta una forma di superiorità. L’importante è che non si aspetti comprensione o reciprocità, ma continui a mantenere il proprio ruolo istituzionale di rappresentante dello Stato, evitando di lasciarsi trascinare sul terreno della rissa”.

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