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Sinner, il siluro dell'altoatesino Simone Giannelli: "Parlava tedesco, e quando perdeva..."

di Lorenzo Pastuglia martedì 7 luglio 2026

3' di lettura

"Vedere dove è arrivato, cosa sta facendo e sapere dove è nato, è una cosa incredibile". Simone Giannelli non ha nascosto tutta la sua ammirazione per Jannik Sinner durante la lunga chiacchierata nel podcast Bsmt di Gianluca Gazzoli. Il capitano della Nazionale italiana di pallavolo, nato anche lui in Alto Adige, ha spiegato come il numero uno del tennis mondiale rappresenti un esempio che va ben oltre i risultati.

"Si sta meritando tutto, ma non solo per quello che vince, anche per come lo sta facendo — ha aggiunto — è pazzesco perché sta dando un grande esempio a tutti quanti, vecchi, giovani, bambini. Anche nelle interviste, la pacatezza con cui riesce a rispondere è invidiabile, perché a volte i giornalisti fanno domande scomode lui sa glissare sulla risposta, magari con uno dei suoi sorrisi”.

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Da lì il discorso si è spostato sull'Alto Adige e sulle polemiche che negli anni hanno accompagnato Sinner. Alla battuta di Gazzoli, "vi danno da mangiare qualcosa di diverso", Giannelli ha replicato con ironia, affrontando anche il tema dell'identità: "L’aria che respiriamo è buona, non c’è che dire — ha detto ancora —Siamo cresciuti in Alto Adige, terra di confine, fatta di persone che magari hanno il padre di lingua tedesco e la mamma italiana. Nel mio caso, avendo cognome italiano, la gente ha passato la cosa in secondo piano, mentre con lui che in famiglia parla tedesco è partita subito a giudicarlo. Questo mi fa ridere, perché succedeva quando Jannik perdeva, ora che vince tutto dichiarano a gran voce la voglia di essere italiani come lui. Questo capita perché in Italia manca una seria cultura sportiva, nel senso che ci si basa troppo sui risultati”.

L'intervista è stata anche l'occasione per tornare sul suo addio a Trento: "Non sono stato bravo a comunicare la cosa, tanto che ogni volta che torno a Trento prendo fischi — ha ammesso — e pensare che io ci ho lasciato un pezzo di cuore. Questo trasferimento è avvenuto non per mia volontà, ma questa cosa non l’ho mai detta". Col senno di poi qualcosa la cambierebbe: "Tornassi indietro, cambierei le modalità con cui ho comunicato la decisione. Volevo proteggere l’ambiente in cui ero cresciuto”. 

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Poi ha parlato del peso della fascia da capitano: "È un ruolo che dà pressione, ma è sicuramente una bella responsabilità. Sono contento di farlo, anche se sto ancora imparando: più vai avanti, più riesci a capire bene le dinamiche e a gestirle. Quando sai di essere una figura guardata, non puoi permetterti certi tipi di comportamenti, devi esser il primo a dimostrare certe cose. Ho comunque la fortuna di avere amici e compagni di squadra che mi aiutano a superare momenti in cui sento il peso di grandi responsabilità”. Infine un pensiero anche sulla crisi della Nazionale di calcio: "Io sono sicuro che loro volessero vincere, ma c’è da migliorare l’atteggiamento — ha concluso — di chi guarda, ma soprattutto di chi gioca che, insieme allo staff e magari con un supporto, deve imparare a gestire meglio gli insulti”.

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