Per Marco Antonelli, vedere suo figlio in cima al Mondiale di Formula 1 ha ancora qualcosa di surreale. Per il mondo è Kimi, il pilota Mercedes che a vent’anni compiuti oggi (martedì 25 agosto) si ritrova a giocarsi il titolo. Per papà Marco resta invece ‘Andy’, il bambino che già a un anno non voleva saperne di lasciare il volante. Il primo ricordo risale a quasi 20 anni fa, nel 2007, sulla pista di Sarno: ”Kimi aveva appena compiuto un anno e lo avevamo portato con noi a questo evento — raconta suo padre in una intervista a La Gazzetta dello Sport — A un certo punto mi sono seduto al volante di uno dei kart e me lo sono messo in braccio. Alla fine del giro Veronica, sua mamma, lo ha tirato giù e lui si è messo a piangere perché non voleva staccare le manine dal volante”.
Il talento, però, sarebbe emerso qualche anno dopo: "A dieci anni abbiamo fatto alcuni giri ad Adria con una Lamborghini Super Trofeo. Io frenavo e acceleravo, lui cambiava marcia. Alla prima staccata siamo andati in sovrasterzo e lui l’ha controllato perfettamente. Lì mi sono reso conto del suo talento”. La Formula 1 non era però un'ossessione familiare: ”Non l’abbiamo mai vissuto come un obiettivo da raggiungere a ogni costo". Tanto che il sogno di Kimi, da bambino, era un altro: "Voleva correre nel Dtm”.
Oggi, invece, è il più giovane leader iridato della storia della F1. Ma Marco non cambia approccio: "Non pensiamo al titolo. Si lavora come si è sempre fatto: pensando a una gara alla volta. L’augurio è soprattutto umano: "Prima di tutto la salute. E poi rimanere quello che è, dolce e generoso, e continuare a fare quello che ama il più a lungo possibile”. La festa sarà in famiglia, dopo il lavoro: "Sono a Imola per un test con il mio team e Kimi festeggerà con i suoi amici, ma alla sera saremo insieme, per una cena in famiglia. Poi però testa a Monza, c’è ancora tanto da fare prima della fine del campionato".