Roberto Mancini sta dimostrando di non aver perso il tocco. O meglio, l’occhio per vedere i giocatori e incasellarli in posizioni e funzioni che si incastrano bene tra loro. Nell’arco di una sola settimana è riuscito a compiere qualche piccola scelta che ha portato un primo grande effetto positivo globale: l’Italia esiste.
È una squadra. Un punto di partenza, questo deve essere ben chiaro agli azzurri perché se viene considerato un punto di arrivo, allora contro la Turchia si può buttare tutto al vento.
Prima intuizione: il modulo che nel calcio delle Nazionali - soprattutto per una che deve ricostruirsi da zero - conta. Mancini ha scelto il 4-3-3 perché è il più semplice da applicare e da evolvere con i pochi allenamenti a disposizione rispetto a un sistema con difesa a tre. Poi lo ha adattato alle caratteristiche degli uomini offensivi. Non avendo ali vere di livello assoluto, Mancini ha schierato tre attaccanti abituati a giocare al centro, chiedendo a Kean di muoversi sulla verticale e a Sebastiano Esposito o Raspadori di agire in raccordo. Con Vergara, entrato benissimo contro la Francia, può ulteriormente accrescere la creatività nella rifinitura.
CENTRO DI GRAVITÀ
Funziona perché Pio Esposito, sempre schierato al centro dall’inizio e questa è un’altra scelta rilevante da parte di Mancini, è un centro di gravità che gioca per la squadra e non il centravanti che ha bisogno dei rifornimenti degli esterni offensivi. Ecco perché oggi gli occhi dello staff di Mancini saranno su Pio, che le ha giocate tutte dall’inizio: è difficile rinunciarvi per la sfida di domani alla Turchia a Bologna, di fatto una prova del nove per la crescita della Nazionale, oltre che decisiva per blindare la permanenza nella Lega A di Nations League. Scamacca non è la stessa cosa, ma resta l’idea alternativa primaria allo spostamento di Kean al centro, e questo la dice lunga sulla visione del ct.
Super Donnarumma a parte, l’altro azzurro che è sempre partito dall’inizio è Tonali. L’altra intuizione particolare. Fu Spalletti a vederlo mezzala e lì è rimasto fino a una settimana fa, quando ha offerto una pessima prestazione contro il Belgio.
Poi, in Turchia, il passo verso il centro a presidiare spazi e muovere velocemente il pallone, evitando quelle corse lunghe palla al piede spettacolari ma spesso inutili. Tonali al centro ha equilibrato la squadra e sbloccato la casella di mezzala per un regista, ricordando che la regia è una funzione, non una posizione. Così Fagioli, altro giocatore vittima di un equivoco tattico, può fare la mezzala di costruzione “alla Verratti”, e non il playmaker come accade da anni nella Fiorentina. Questo secondo noi porterà a un’ultima sistemazione: Barella sul centrosinistra in questa funzione di regia, in modo che Frattesi sul centrodestra svolga la funzione di incursore, fondamentale per non appiattire la squadra.
Altre intuizioni di Mancini riguardano la difesa. La conferma di Kayode contro la Francia dopo la superba prestazione contro la Turchia è una scelta forte di gerarchia, un messaggio a tutti i leader del gruppo: contano le prestazioni. E quelle di Di Lorenzo non erano sufficienti. Nel disegnare la difesa a quattro ha aiutato l’addestramento di Sarri a Scalvini che da difensore proiettato sempre e solo sull’uomo si sta pian piano trasformando in centrale di reparto. Bastoni quel lavoro lo ha fatto a inizio carriera nella difesa a quattro, quindi nessun problema. La forzatura era metterlo al centro di una linea a tre, chiedendogli di fare il marcatore puro. Eliminata da Mancini.
A sinistra, Calafiori come nell’Arsenal, senza bisogno di forzare nulla.
Sarà Dimarco a doversi adattare, ma è facile immaginare che diventi un’arma per le partite contro le squadre minori, quando l’Italia sarà proiettata in avanti. Sono i “problemi” d’abbondanza che ogni ct vorrebbe avere. L’Italia se li sta costruendo grazie alle intuizioni di Mancini e alle risposte che arrivano dal campo. Ed è per questo che la partita di domani contro la Turchia (ore 20.45, diretta Rai 1) diventa la più importante e insidiosa: è la prima in cui c’è più da perdere che da guadagnare.