Jannik Sinner ha vinto tutto quello che poteva vincere sul campo, ma secondo Auro Palomba deve ancora fare un salto di qualità fuori dal rettangolo di gioco. L’esperto di comunicazione e reputation management, intervistato da Fanpage.it, boccia la gestione dell’immagine del numero uno azzurro, soprattutto per il lungo silenzio seguito al problema al ginocchio.
"In campo è cresciuto, fuori no", sostiene Palomba. Il problema, secondo il CEO e founder di Community, nasce da una strategia rimasta ancorata al passato: "Ha pensato che bastasse vincere. Non funziona più così. Se non comunichi tu, lo fanno altri. E non è detto che dicano cose giuste. Non può più essere il ragazzo di San Candido, è un'azienda da 100 milioni".
Il riferimento è anche alla vicenda Clostebol. "Gestire mesi di pressione con un'inchiesta sulle spalle è già difficile. Farlo nel silenzio assoluto lo è anche di più". Una scelta che, secondo Palomba, avrebbe alimentato sospetti e persino incrinato i rapporti con alcuni colleghi: "Tant'è che lui stesso ha ammesso: molti tennisti che prima erano suoi amici non lo sono più stati, perché tutti hanno avuto l'impressione di una persona che ha ricevuto un trattamento di favore".
Il punto, però, è soprattutto il rapporto con la notorietà. "Non puoi scomparire. Non puoi controllare tutte le variabili". Sinner può tutelare la propria vita privata, ma non può lasciare vuoti comunicativi che altri finiranno per riempire. Per Palomba il video con cui il campione ha annunciato la fine della stagione è stata comunque "un'ottima manovra". Ma arrivata tardi. "Meglio se l'avesse fatta prima". Perché oggi Sinner non è più soltanto un atleta: "Sinner è uno sportivo che vale 100 milioni di euro, più tutto l'indotto. E sì, è come se fosse un'azienda". La conclusione è netta: "La riservatezza può proteggere la privacy, il silenzio assoluto invece rischia di farti perdere il controllo della narrazione sulla tua vita".