"Mi sono operato quattro volte alla schiena, Sinner fa bene a tutelarsi. Jannik è maniacale, ma la routine ti brucia la testa". Paolo Canè conosce il prezzo degli infortuni e invita a guardare la scelta di Jannik Sinner con una prospettiva diversa: non come una resa, ma come un investimento sul futuro. L’ex tennista azzurro, oggi commentatore televisivo, promuove la decisione del numero uno italiano di fermarsi e rinunciare al finale di stagione per recuperare fisicamente.
"Non sta bene e si è fermato perché tiene tantissimo alla sua carriera. Si vuole tutelare e ha tutti i diritti di farlo. Ha dimostrato di avere la testa sulle spalle", spiega Canè in un’intervista al Corriere della Sera. Il rientro, secondo lui, dovrà arrivare soltanto quando le condizioni saranno quelle giuste: "Tornerà quando sarà al cento per cento. Evidentemente la situazione è seria e la speranza è che si risolva con il riposo”.
L’ex giocatore racconta di aver pagato in prima persona la tentazione di anticipare i tempi. "Io affrettavo i tempi e ho subito quattro interventi solamente alla schiena. Oggi ci sono altri metodi e una riabilitazione che prima non esisteva, ma per i ritmi che deve tenere in campo non è detto che il riposo basti". Una lezione che, a suo avviso, Sinner sembra aver già fatto propria.
Canè individua anche un rischio meno visibile, quello mentale. "Per uno maniacale come lui, Parigi è stato un insegnamento, un campanello d’allarme. Vinci sempre, continui ad andare avanti, poi a un certo punto la mente si fonde: la routine del tennista ti brucia. Non si può tenere quel ritmo per tanto tempo, a un certo punto cedi". Il riferimento è alla stagione intensa dell’azzurro, capace comunque di reagire e vincere Wimbledon dopo le difficoltà. A rendere il tennis contemporaneo ancora più duro, aggiunge Canè, sono potenza e velocità: "Il tennis di oggi è devastante dal punto di vista fisico". Fermarsi, dunque, può essere la scelta necessaria per tornare competitivi più a lungo.