La seconda sconfitta consecutiva in Champions League apre una nuova ferita in casa Inter e mette Cristian Chivu davanti alle responsabilità di una squadra che fatica a ritrovare certezze in Europa. Il 4-3 incassato a San Siro contro il Bruges, dopo il k.o. all'esordio contro il Real Madrid, lascia i nerazzurri a secco di punti e impone una riflessione soprattutto sugli errori difensivi e sulla gestione dei momenti delicati. L'allenatore rumeno non cerca scuse e indica la strada per ripartire: lavoro, equilibrio e maggiore lucidità.
"Mi prendo io la responsabilità — ha chiarito dopo la sfida del Meazza, analizzando una partita nella quale l'Inter era riuscita a rientrare in corsa prima di perdere nuovamente il controllo — Abbiamo fatto un buon primo tempo, siamo stati sfortunati su qualche episodio ma siamo riusciti a rientrare in partita. È subentrata un po' di frustrazione e frenesia che ci ha fatto perdere le distanze e dal 2-1 siamo andati fuori giri, senza riuscire a mantenere la calma”.
Il tecnico riconosce anche i meriti degli avversari, ma non nasconde la preoccupazione per la fragilità della retroguardia: "Vanno fatti i complimenti al Bruges, ma non posso dire che non mi preoccupano i gol subiti. Quando vai sotto in Champions è difficile recuperare le partite". Un problema che si ripresenta e che rischia di compromettere il cammino europeo se non verranno corretti gli errori.
Per Chivu, la differenza rispetto al campionato passa anche dalla capacità di affrontare avversari che concedono poco e puniscono ogni disattenzione: "Dobbiamo lavorare tanto per affrontare queste squadre che non ti concedono niente. Siamo consapevoli di quello che non va in Champions, cerchiamo di aggiustare la mentalità, forse è dovuto a quello che ci portiamo dietro”. La conclusione è un'assunzione di responsabilità senza attenuanti: "Abbiamo tanto da fare a livello tattico, per cui sono io il responsabile, ma anche a livello mentale". Restano sei partite per provare a raddrizzare il percorso, ma servirà un'Inter diversa.