A giudicare dai curriculum, avrebbero potuto giocare giusto il campionato degli esuberi. Invece comandano quello di serie A. La Lazio, dopo dieci giornate, ha 28 punti: 9 vittorie, un pari, 24 gol fatti, 8 subiti ed è a +3 dall’Inter seconda (nessuna capolista in Europa ha un margine maggiore). La sporca dozzina di Formello, che non era da sola in vetta da 16 anni, è formata da undici “scarti”, più quello che li allena. Invece dei galeotti del film di Aldrich, loro però sono esuberi, prestiti, svincolati e gente che fino a ieri doveva chiedere permesso per togliersi la tuta.
Il capobanda è Gattuso, già ct della terza Italia consecutiva fuori dal Mondiale. Doveva salvare l’azzurro dopo il fallimento di Spalletti. Invece, con la debacle di Zenica contro la Bosnia, era stato reso come un pacco Amazon. Dalle panchine di serie A mancava da cinque anni. Lotito l’ha scelto nel suo programma di reinserimento e ora conta i soldi: grazie a Rino le azioni della Lazio hanno guadagnato il 22,12% in due mesi e mezzo, con una capitalizzazione pari a 132,4 milioni. Gattuso parla ancora dei 12 punti che mancano alla salvezza, ma ormai pure lui sa che i suoi indesiderati fanno gola a tutti. Uno dei volti di punta è Frattesi (27 anni): ex soprammobile dell’Inter, con 22 presenze (appena tre dall’inizio) e 569 minuti nell’ultimo campionato. Dopo ogni gol pesante che segnava poteva giusto guadagnarsi il diritto di scegliere per primo il posto in panchina. Alla Lazio ha già segnato tre volte.
DIFESA E NON SOLO
La difesa poi è il reparto saldi, con Pedraza (30, ex Villarreal), Doekhi (28) e Diogo Leite (27, entrambi dall’Union Berlino) arrivati a zero. I rispettivi club piuttosto che rinnovarli preferivano adattare un magazziniere. Illoro compagno di reparto, Sutalo (26), qualcosa verrà pagato, visto che è arrivato dall’Ajax ma in prestito con riscatto fissato a 7,5 milioni. Dietro di loro, Mandas (25), portiere greco che giocava a Creta e che lo scorso anno venne spedito in prestito al Bournemouth. Gli inglesi non l’hanno più voluto, ora sorveglia la porta meno battuta della A.
Col Cagliari domenica non ha fatto benissimo, ma Belahyane (22) è comunque più redivivo di Lazzaro. Con Sarri aveva accumulato solo 152 minuti in campionato. Per strada i laziali ancora faticano a metterlo a fuoco. Ora, complici gli infortuni di Cataldi e Rovella, vanta nove presenze nelle prime dieci. E Noslin (27)? Nell’ultimo campionato era partito titolare appena 11 volte: la Lazio non l’ha venduto solo perché non riceveva offerte decenti. Con Gattuso è già a 4 gol (ma sta arrivando anche Pinamonti...). Come quelli di Isaksen (25), tutti capolavori. Lui era noto per essere intermittente come un’insegna al neon. Ora la Lazio lo vuole blindare fino al 2030. Tavares (26) le cavalcate dei tempi di Baroni le aveva dimenticate. Nella Lazio di Rino pare Varenne.
Un altro esiliato cronico è Floriani Mussolini (23): cresciuto a Formello ma mandato a fare la corsa a ostacoli tra Pescara, Juve Stabia e Cremonese, è tornato per riscaldare la panchina a Marusic e Lazzari. Con quel cognome che fa discutere pure quando tace, li ha scalzati tutti e due. Poi oh, la Lazio ha anche talento indiscutibile: come quello di Taylor, o quello di capitan Zaccagni. Ma insomma, il club che si è preso l’attico della serie A è questo: un gruppo rimediato nel reparto “ultime occasioni”. Ora sono gli altri a guardare la vetrina. Che non è più quella di un discount, è di Cartier.