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Adesso pure i medici bloccano le espulsioni

di Fausto Carioti sabato 14 febbraio 2026

3' di lettura

Non bastassero i magistrati, ci si mettono i medici. Le loro decisioni pesano sulla grande domanda: perché gli immigrati irregolari non vengono rimpatriati? A Ravenna sei camici bianchi sono indagati per falso, e ci sono motivi per credere che questo sia solo il primo sguardo su un fenomeno molto più vasto. Altre sorprese potrebbero arrivare nei prossimi mesi. Il medico ha un ruolo cruciale, previsto dalla direttiva che regola i Cpr, i Centri di permanenza per i rimpatri: la “base” da cui far partire gli immigrati verso il Paese d’origine. Scritta nel maggio 2022 dall’allora ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, la direttiva stabilisce che «lo straniero accede al Centro previa visita medica effettuata di norma dal medico della Asl o dell’azienda ospedaliera». Questa deve «accertare l’assenza di patologie evidenti che rendano incompatibile l’ingresso e la permanenza del medesimo nella struttura». Vale per malattie infettive pericolose, disturbi psichiatrici, patologie acute o cronico-degenerative e altri casi.

Senza questa «certificazione di idoneità alla vita comunitaria ristretta» l’immigrato non può entrare nel centro né essere messo sul volo di rimpatrio. Una regola di civiltà, che però apre la porta ad abusi e violazioni. Ed è questa l’ipotesi su cui lavorano la procura e la squadra mobile di Ravenna, assieme al Servizio centrale operativo della Direzione anticrimine della Polizia. Sono stati perquisiti il reparto Malattie infettive dell’ospedale cittadino, oltre che le abitazioni, gli smartphone e le automobili degli indagati. L’attenzione si è concentrata soprattutto sugli scambi di messaggi, via chat ed email. Il reato ipotizzato è falsità ideologica in atti pubblici e continuata commessa da pubblico ufficiale (qualifica che i medici assumono in questi casi). Matteo Piantedosi parla di «sabotaggio e ostruzionismo nei confronti delle iniziative del governo». Quei medici, commenta, «pregiudizialmente, ideologicamente, facevano certificazioni delle quali si presume fossero false, per fare in modo che non fossero trasferite nei Cpr delle persone pericolose».

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L’edizione ravennate del Resto del Carlino, che per prima ha riportato la notizia, cita alcuni casi recenti, benché non sia sicuro che rientrino nell’indagine. L’ultimo riguarda un 25enne senegalese bloccato dalla polizia il 21 gennaio con l’accusa di aver molestato sette donne: era stato accompagnato in questura per le procedure di rimpatrio, ma i medici lo hanno ritenuto non idoneo alla permanenza nel Cpr. Per chi è giudicato colpevole con sentenza definitiva il Codice penale prevede la reclusione «da uno a sei anni», che aumenta se viene provato che il reato è stato continuato, ossia commesso più volte. Un comportamento simile non può essere derubricato ad atto di disobbedienza civile e nessun’attenuante è prevista in caso di concorso tra più medici. Il datore di lavoro, inoltre, può sospendere gli indagati dal servizio, avviare un procedimento disciplinare e, in caso di condanna, licenziare i colpevoli. E ancora prima del giudizio finale possono scattare le sanzioni disciplinari da parte dell’Ordine dei medici, che nei casi più gravi possono arrivare alla radiazione.

È ciò che chiede Matteo Salvini. Il leader della Lega definisce «gravissimo» il quadro ipotizzato dalle indagini: «Se fosse confermato, sarebbe una vergogna da licenziamento, da radiazione e da arresto». Il sottosegretario Nicola Molteni promette che su questo «la Lega porrà ulteriore attenzione in parlamento», intervenendo sul testo del nuovo disegno di legge sull’immigrazione. La categoria, per il momento, fa quadrato attorno ai suoi iscritti. «Non possiamo non essere solidali con questi colleghi», dice Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Si mobilita la sinistra. La Cgil ha organizzato un flash mob di protesta e contesta il modo in cui sono state fatte le perquisizioni, «assimilabili a quelle adottate per reati violenti o contro la persona».

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