"Così si arriva a minare i diritti di tutti". Il governo di Giorgia Meloni dà il via libera in CdM al decreto anti-immigrati che prevede tra le altre cose il blocco navale e le toghe (ovviamente, rosse) non la prendono bene.
Silvia Albano, giudice del tribunale di Roma ed esponente di spicco di Magistratura democratica, l'ala che all'interno dell'Associazione nazionale magistrati rappresenta le toghe più vicine al Partito democratico, intervistata da La Stampa commenta con toni preoccupati, quasi apocalittici la misura approvata.
"Il respingimento collettivo delle persone in alto mare è vietato sia dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sia da tutte le convenzioni internazionali - sottolinea dalle pagine del quotidiano torinese -. È chiaro, quindi, che dev'essere una possibilità davvero eccezionale".
"È rischioso dire che il blocco navale può scattare con un'eccezionale pressione migratoria - aggiunge Albano - visto che questa è una condizione frequente, come è stato ad esempio quando è scoppiata la guerra in Ucraina".
Sui paletti per il ricongiungimento, "si parla tanto di sicurezza e non credo che restringere sul tema convenga", riflette il giudice, perché "è statisticamente provato che chi qui ha famiglia è più inserito, più integrato e delinque di meno". La chiave insomma, secondo una parte non trascurabile della magistratura, sembra essere l'eterno "dentro tutti" cavalcato dal Pd e dal centrosinistra in genere.
"Se passa il concetto che i diritti fondamentali e inviolabili valgono meno per alcune categorie di persone, allora sono i diritti di tutti a essere messi in discussione", aggiunge. Sul pacchetto sicurezza, sottolinea Albano, "credo che si affermi un concetto di sicurezza e ordine pubblico fondato solo sulla forza e sulla repressione che è del tutto contrario alla nostra Costituzione".
"Da quando ho adottato provvedimenti sgraditi al governo sono diventata un bersaglio - conclude la toga commentando il post di Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, e la Corte di Giustizia ha dato ragione ai giudici romani, ma questo non si dice".