La Ong tedesca Sea Watch ha presentato due denunce penali in Italia e in Germania contro la Guardia costiera libica. Alla base della decisione quanto accaduto durante un’operazione di soccorso in acque internazionali il 26 settembre scorso. In quell’occasione, secondo la ricostruzione della Ong, "l’equipaggio della Sea-Watch 5 e le 66 persone soccorse sono state aggredite, minacciate ed è stato sparato un colpo d’arma da fuoco da una motovedetta libica". La Sea Watch, dunque, ha invitato le autorità italiane e tedesche a "indagare sul caso e a perseguire i responsabili".
Di recente, invece, si è parlato della Sea Watch per il blocco della nave Aurora a seguito di uno sbarco arbitrario in un porto diverso da quello indicato dalle autorità italiane. Da Agrigento è stato notificato loro un fermo amministrativo di ben 45 giorni dopo che l’imbarcazione ha fatto sbarcare oltre 40 immigrati a Lampedusa, disattendendo l’assegnazione di Porto Empedocle.
Diversa la loro versione, ovviamente. "La Prefettura di Agrigento ha comunicato il fermo amministrativo di Aurora per 45 giorni. La motivazione è che, per salvare le 44 persone bloccate sulla piattaforma Didon, non abbiamo messo al corrente dei nostri movimenti le autorità libiche. Le stesse che ci sparano addosso". Questa la replica di Sea Watch. Che poi ha aggiunto: "Ci bloccano perché non abbiamo comunicato i movimenti ai libici". In realtà dietro al provvedimento ci sarebbe la violazione delle regole che il governo italiano ha imposto per provare a gestire il caos nel Mediterraneo.