Quando si parla di problemi abitativi, il primo pensiero è quello degli affitti in nero, dell’abusivismo, della fatiscenza delle case popolari, dei senzatetto in cerca di un posto in cui trascorrere la notte. Ma c’è anche un altro grave problema di cui si parla poco, ma che è molto presente in città: il mercato delle residenze fittizie.
Un “servizio” di cui usufruiscono non solo gli immigrati, ma sono proprio questi ultimi a dovervi ricorrere per esigenze di vita e lavorative. Senza una residenza non è possibile esercitare diritti fondamentali come scegliere il medico di base, ottenere la carta d’identità, aprire una partita IVA o accedere a servizi sociali e assistenziali. Le conseguenze di non avere una residenza sono dunque molte e difficili, soprattutto quando si ha una famiglia a cui badare.
In alcuni casi, infatti, oltre all’affitto in nero viene offerta la possibilità di acquistare una residenza fittizia; in altri, invece, la residenza è solo di “facciata”, perché chi la acquista vive da un’altra parte. Ma c’è anche chi si ritrova a essere moroso senza saperlo.
Hira Dawan e sua moglie, immigrati del Bangladesh (con regolare permesso di soggiorno), si sono ritrovati abusivi e hanno ricevuto l’ordine di sgombero entro maggio. La famiglia viveva in una soffitta di via Ascanio Sforza (affittata in nero), con muffa, infiltrazioni e senza acqua calda né riscaldamento. Ma quella di Hira è solo una delle tante storie esistenti...
Sul mercato illecito delle residenze fittizie ci sarebbe anche un’indagine della procura milanese in corso. A battersi per i diritti di chi vive in difficoltà e a conoscere bene il fenomeno delle residenze fittizie è l’Unione Inquilini di Milano. Giovanni Carenza denuncia una situazione «presente da anni e su cui purtroppo molte persone continuano a lucrarci. Spesso ad affittare sono privati italiani che arrivano a chiedere cifre esorbitanti, dai 500 fino a 2000 euro».
Chi si trova in uno stato di bisogno spesso chiede aiuto a qualche connazionale, magari presente da più tempo sul territorio. E il passaparola diventa così uno dei modi con cui la maggior parte degli immigrati che ricorre a questo servizio riesce a trovare un appartamento. Persone sole, ma anche tante famiglie cercano una residenza fittizia. I bambini che stanno male, i problemi di salute, la scuola: sono tante le motivazioni per cui una persona in difficoltà ricorre all’acquisto di una residenza fittizia.
Molti di questi appartamenti si trovano in zone periferiche della città, come viale Monza, via Padova e Maciachini, e spesso si tratta di luoghi fatiscenti. Si vive anche in otto in pochi metri quadri, dove a far da padrone sono infiltrazioni e muffa.
Eppure, chi si trova in difficoltà potrebbe ricevere aiuto chiedendo la residenza fittizia a enti del terzo settore e parrocchie. «Senza un aiuto concreto non si fa altro che incentivare l’illegalità». Nel 2025 sono rimaste in sospeso nei municipi milanesi «6000 richieste». Già, perché in realtà è un compito che spetterebbe proprio ai Municipi. L’articolo 10 del Regolamento che li istituisce a Milano è chiaro: I Servizi Demografici di Municipio rilasciano la residenza anagrafica delle persone senza fissa dimora. «Io non credo che la gestione dei flussi migratori vada affrontata con lo slogan “sì a tutti”: ci deve essere il rispetto delle leggi e delle regole, ma le persone devono essere messe in condizione di farlo», spiega Carenza. «Non è più accettabile che privati continuino a lucrare sul bisogno di una residenza di chi si trova in condizione di precarietà abitativa, senza un regolare contratto di locazione e quindi costretto ad affittare un posto letto o a dichiarare una qualsiasi residenza pur di rinnovare il permesso di soggiorno».
Di questo fenomeno si parlava già anni fa. «Più di un migrante ci ha raccontato di averla comprata e di aver pagato 600 euro o anche più» denunciava il servizio legale dell’associazione Naga. «Se si presentano in Questura senza questo documento vengono mandati via, oppure viene loro detto di rivolgersi alla Questura della città in cui hanno inoltrato la domanda d’asilo», spiegava nel 2017 il legale in un’intervista pubblicata su Redattore.it sul tema delle dichiarazioni di ospitalità false.
Si tratta dunque di un problema atavico, su cui sembra che il Comune di Milano non abbia ancora messo in atto un piano d’azione ad hoc capace di andare incontro alle esigenze di senza tetto, immigrati e persone in difficoltà. Per chi vive in ricoveri di fortuna è così impossibile, per esempio, rinnovare il permesso di soggiorno. «Quando fanno richiesta d’asilo, infatti, viene loro rilasciato un permesso provvisorio, che quasi sempre scade prima che la Commissione territoriale valuti la pratica». I richiedenti avrebbero dunque diritto a un rinnovo del permesso di soggiorno, ma senza la dichiarazione di ospitalità non possono ottenerlo.