I dati, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, li aveva illustrati nelle scorse settimane in Parlamento. «Quest’anno stiamo registrando una riduzione di sbarchi del 40%» aveva detto il titolare del Viminale. E i dati aggiornati giorno dopo giorno continuano a dare ragione al governo di centrodestra: se confrontiamo gli arrivi dello stesso periodo dell’anno (1 gennaio- 21 aprile) la tendenza è chiara: nel 2024 gli immigrati sbarcati nel nostro Paese erano 16.090, l’anno scorso 13.009 e quest’anno addirittura 7.643. Un calo del 41,2% rispetto all’anno scorso, quando uno dei giorni con più pressione migratoria fu il 18 aprile (626 arrivi in un solo giorno sulle nostre coste, contro i 40 di quest’anno). Proprio ad aprile si è avuto il calo maggiore, con 1.526 sbarchi contro i 6.578 del 2025. Ma quali sono le nazionalità degli extracomunitari che giungono in Italia? Nel 2026 la fa da padrone il Bangladesh con 2.066 migranti, seguito da Somalia (957), Pakistan (797), Sudan (681) ed Egitto (534).
Crollano anche i minori stranieri non accompagnati: due anni fa- sempre nel periodo primo gennaio-21 aprile- erano 8.752; l’anno scorso erano saliti a 12.177 e quest’anno si sono ridotti a 1.495. Piantedosi aveva sottolineato in Parlamento anche il dato dei rimpatri: «Dall’insediamento del governo, è stato costante un incremento del 15% l’anno che, dall’inizio dell’anno in corso, è salito ulteriormente al 26% rispetto allo stesso periodo del 2025; l’anno scorso siamo arrivati a circa 7mila rimpatri (tra forzosi e volontari) e quest’anno contiamo di superare la soglia dei 10 mila, livelli considerati irraggiungibili per il passato» aveva sottolineato il ministro dell’Interno. «Negli ultimi tre anni, grazie anche alla collaborazione dell’Italia con Libia, Tunisia e Algeria sono stati operati 81mila rimpatri assistiti con l’ausilio dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione».
La strategia del governo Meloni si muove su più direttrici: la creazione dei centri in Albania (ora quello di Gjader, utilizzato come Cpr, è a pieno regime), una pressione sull’Europa per cambiare le norme (la lista dei Paesi sicuri è una svolta che dovrebbe agevolare le politiche italiane) e la costruzione di nuovi Cpr sul suolo italiano (l’ultimo progetto riguarda la Toscana, con la scelta di Aulla come sede del nuovo centro). La famosa «difesa dei confini esterni» dell’Europa è l’obiettivo a cui lavorare insieme agli altri Paesi dell’Unione, e per questo il premier Meloni ha riunito in più occasioni il fronte bipartisan di leader favorevoli a una stretta sull’immigrazione clandestina.