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Immigrazione, i veri numeri sugli sbarchi: -46 per cento

di Tommaso Montesano mercoledì 20 maggio 2026

3' di lettura

Sul contrasto all’immigrazione irregolare l’Unione europea va a due velocità: c’è un fronte che funziona, ed è quello italiano, a guardia del Mediterraneo centrale, e c’è il ventre molle, quello della penisola iberica del socialista spagnolo Pedro Sánchez. A testimoniarlo, dopo i primi quattro mesi del 2026, sono i numeri diffusi da Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Complessivamente, nella prima parte dell’anno sono stati registrati da Frontex circa 28.500 attraversamenti irregolari del confine dell’Ue. Rispetto ai primi mesi del 2026, si è verificato un calo del 40%. La diminuzione, osserva l’Agenzia, è dovuta a un insieme di fattori, che vanno da una maggiore cooperazione tra gli Stati alle cattive condizioni del tempo nei primi mesi del 2026, passando per l’adozione di misure più incisive da parte dei Paesi di partenza dei barconi carichi di clandestini. Ma non tutte le frontiere dell’Unione possono vantare numeri positivi.

Ad esempio: lungo la rotta del Mediterraneo centrale, quella che riguarda l’Italia, gli 8.489 arrivi irregolari valgono un calo del 46% rispetto allo scorso anno. Buone notizie anche dal fronte orientale, quello ellenico, dove la riduzione degli ingressi irregolari è stata del 32% (8.427 arrivi), e da quello africano occidentale, dove Frontex ha censito 2.331 attraversamenti illegali, vale a dire il 78% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Il saldo è negativo - quindi positivo sicurezza e politiche anti-immigrazione anche nell’area dei Balcani (2.829 ingressi, il 19% in meno) e in quella nord -orientale, dalla Bielorussia (1.122, -49% sullo scorso anno). Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, ieri ha fornito i numeri dei risultati raggiunti grazie al ripristino dei controlli al confine italo-sloveno. Gli arrestati sono stati 648, quasi un milione e mezzo, invece, gli identificati, con 11mila stranieri irregolari rintracciati. «Intendiamo proseguire lungo questa strada, prorogando i controlli», ha annunciato il titolare del Viminale. Ed eccoci alla “pecora nera” della lotta all’immigrazione clandestina: la Spagna. Lungo la rotta del Mediterraneo occidentale, infatti, Frontex ha contabilizzato 5.184 ingressi illegali: il 50% in più rispetto allo stesso arco di tempo dello scorso anno.

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L’agenzia europea punta l’indice soprattutto sulle partenze dall’Algeria, che resta la base principale per i movimenti dei barconi. Utilizzati soprattutto da algerini, maliani e marocchini. L’incremento, osserva Frontex, «riflette uno spostamento delle rotte del contrabbando» causato da «controlli più stringenti in Marocco» e nelle «vicine rotte dell’Africa occidentale e del Mediterraneo centrale», che hanno spinto le reti criminali a ripiegare sulle partenze dalle coste dell’Algeria. Destinazione: la penisola iberica. Incrociando i dati di Frontex con quelli diffusi proprio ieri dal ministero dell’Interno spagnolo, si scopre che pur a fronte almeno secondo il governo socialista - di una diminuzione di quasi il 40% degli arrivi complessivi nei primi mesi del 2026 - da 14.857 a 9.047 - gli ingressi via mare verso la penisola sono aumentati del 24,3% (da 1.786 a 2.2209. Il ventre molle, in particolare, sarebbero le enclave spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco, dove gli ingressi sono cresciuti addirittura del 246% - passando da 654 a 2.265 - rispetto ai primi mesi dello scorso anno.

L’esecutivo Sánchez, del resto, ha da tempo fissato i paletti della sua politica migratoria: creare «una società aperta». In tutti i sensi: da metà aprile il governo di Madrid ha lanciato una grande regolarizzazione di immigrati, destinata a coinvolgere oltre 500mila persone. Come conseguenza, il numero degli stranieri che vivono in Spagna è destinato a salire ulteriormente rispetto ai 10 milioni di persone nate all’estero che attualmente risiedono nel Paese. L’Italia, invece, ha scelto la strada opposta. Frontex ricorda che il principale hub di partenza nel Mediterraneo centrale resta la Libia, dove però le misure di prevenzione messe in atto dal governo di Tripoli con la collaborazione di Roma hanno contribuito al “taglio” i flussi migratori. Proprio ieri a Palazzo Chigi si sono riuniti i rappresentanti di Italia, Libia, Qatar e Turchia per fare il punto alla luce della collaborazione in atto dal vertice di Istanbul del 1 agosto dello scorso anno. Per il nostro Paese è intervenuto il consigliere diplomatico della premier, l’ambasciatore Fabrizio Saggio. Il gruppo, oltre a esaminare i risultati del lavoro svolto finora, ha concordato i prossimi passi: il primo sarà l’avvio di un “progetto pilota” per una sala operativa congiunta a Tripoli a sostegno delle Autorità libiche nella gestione dei flussi migratori irregolari.

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