Uno sfogo amaro, quello del fratello di Gianluca Ibarra Silvera, il giovane di origine sudamericana accoltellato a morte nella notte tra il 26 e il 27 maggio alla stazione di Milano Certosa. Il ragazzo racconta il dramma di quegli istanti alle telecamere di Fuori dal Coro: "Non sono neanche persone, questi sono degli animali. È una gang. Mio fratello praticamente mi è morto tra le braccia".
E ancora: "L'unico che sa come è andata sono io che ero lì con lui. Escono sei, sette ragazzi e iniziano a dire 'Somos los reyes' ('Siamo i re', ndr). Hanno fatto un marchio sulla parete, con la scritta LK. È una gang". A quel punto - proseguono - "hanno iniziato ad accerchiarci, siamo scesi sui binari correndo, con 30 persone dietro che ti rincorrono con coltelli, bottiglie, sassi, mi sono arrivate pure delle bottigliate. Dicevo 'corri, ci ammazzano, corri'. Non ho potuto fare niente, l'hanno preso, sono saltati in massa su di lui, saranno stati in 20 a picchiarlo e accoltellarlo".
Le condizioni di Gianluca sono apparse subito gravi: "Lui era tutto insanguinato, pieno di colpi e gli dicevo, 'resisti, resisti, non mollare'. Lo vedevo come lo colpivano e sentivo le sue grida, sentivo tutto. Io avevo tutti i vestiti pieni di sangue, il pantaloncino, la maglietta, le mie mani. Avevo la sua testa in mano e da dove lo prendevo sentivo un po' dei buchi. Un vero motivo non c'era, non c'era nessun motivo. L'hanno ucciso solo per il gusto di farlo oppure ci hanno scambiato per qualcuno che non eravamo. Poteva esserci chiunque altro".