"Vai fuori dai cog***i, vai fuori dai cog***ni. Vaff***o!". Insulti in strada per Silvia Sardone e risposta pronta della leghista: "Ma riesci a camminare senza cadere? Ha bevuto un po'... Nell'islam non è vietato bere? Ma nel vostro Paese è vietato bere e poi venite qua a bere?".
Anche Gavardo, piccolo centro del Bresciano a pochi chilometri da Salò e dal Lago di Garda, è alle prese con il problema degrado, dagli immigrati molesti allo spaccio di droga. L'europarlamentare della Lega si è recata sul posto per verificare con i propri occhi la realtà, e il "vivace" scambio di vedute con un immigrato, sopra testimoniato, rende perfettamente l'idea del clima che si respira anche in Provincia.
"Ho l'impressione che qualcuno non si voglia integrare", spiega alla Sardone un cittadino di Gavardo. "Ci sono tante brave persone, sono le persone che non vanno che non vengono allontanante in maniera corretta". "Esattamente quello che noi diciamo - conferma Sardone -. Porte aperte a chi rispetta le regole e si vuole integrare, chi viene qua con l'idea di sostituirci o non rispettare le nostre regole deve andare a casa".
Da tempo Sardone, insieme le colleghe leghiste Susanna Ceccardi e Anna Maria Cisint, sta conducendo una battaglia culturale, di civiltà, politica e normativa contro l'islam radicale. Per esempio, per vietare l'obbligo di indossare il velo integrale imposto alle donne. E per questo, è finita nel mirino delle associazioni musulmane che l'hanno trascinata in tribunale. A questo riguardo, pochi giorni fa Sardone, Ceccardi e Cisint hanno inviato anche una lettera indirizzata al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo un incontro in merito all'esposto presentato nei confronti di Sardone. "Tale iniziativa si inserisce, a nostro avviso, in un clima più ampio caratterizzato da annunci di esposti, querele e azioni legali nei confronti di chi, come noi, conduce una battaglia politica e culturale contro il fondamentalismo islamico e in difesa della libertà e della dignità delle donne", si legge nella missiva.
Le eurodeputate sostengono che la questione sia "più ampia" perché "quando il ricorso sistematico alla minaccia di azioni giudiziarie tende a trasformarsi in uno strumento volto a intimidire rappresentanti eletti", il rischio "investe il corretto funzionamento della dialettica democratica e il libero esercizio del mandato parlamentare". "Abbiamo presentato due interrogazioni", afferma inoltre da Strasburgo l'ex sindaca di Monfalcone Cisint, illustrando l'iniziativa denominata "No velo, no bavaglio": "una perché la Fratellanza Musulmana venga dichiarata, similmente a ciò che già avviene in altri paesi del mondo, un'organizzazione terroristica; l'altra affinché anche l'Ucoii (l'Unione delle comunità islamiche italiane) e tutte le organizzazioni che ruotano in quell'ambito vengano dichiarate organizzazioni che devono stare al di fuori del sistema istituzionale".