La saga continua. Coperta dalla testa ai piedi, avvolta nel suo “sarcofago” nero, con tanto di “cuffia” rosa sotto il velo che le ferma i capelli, si è presentata così ai giornalisti locali che le chiedevano se volesse diventare cittadina italiana.
Rachida, 63 anni, è la donna marocchina a cui il sindaco di Cadoneghe, Marco Schiesaro, lunedì 21 settembre scorso, ha negato il conferimento della cittadinanza in quanto non sa una parola di italiano. Ce ne siamo accorti.
Ieri, la donna, davanti ai cronisti, non è riuscita a spiccicare verbo, sebbene sia in Italia dal 2007. E non per colpa sua, ma perché il credo a cui appartiene, relega le donne in una posizione di subordinazione. E loro, totalmente coperte ma spogliate della capacità di ribellarsi, accettano.
Il velo a partire dalla prima mestruazione. Camminare sempre dietro ai mariti. E l’impossibilità di imparare la lingua. Requisito fondamentale per ottenere la cittadinanza. La donna ieri alla domanda: «Signora come sta?», è riuscita a dire: «Bene».
Per fortuna perché dinanzi al sindaco non aveva manco risposto. E poi, a fatica, ha recitato una parte del giuramento, imparato a memoria: «Giuro di essere fedele alla Costituzione e alle leggi dello Stato». Il tutto mentre il figlio le diceva: «Brava, brava, quasi». A tradurre le domande in marocchino è stato il figlio di 34 anni, nato in Marocco, e che ha dato ragione al sindaco. «Ha ragione - ha detto ai cronisti che lo hanno fermato - deve imparare l’italiano. Lei esce, va a fare le spese, e lì non serve sapere l’italiano, bastano i soldi no? Non ha amiche italiane. È difficile per lei. Poi non ci sente tanto». La donna sarebbe stata operata da poco agli occhi e alle orecchie.
Il figlio avrebbe detto di non sapere le ragioni per cui la madre avrebbe richiesto la cittadinanza, aggiungendo che «molti marocchini e altri stranieri leggono il giuramento, ripetono la formula e hanno il titolo». Buono a sapersi.
Intanto il capo della comunità islamica di Padova, Ali Scek Nur ha pubblicato un video con un altro dei suoi sproloqui. Definendo il sindaco «un bamboccio». Ripetendo che è «un vigliacco» - lo aveva già eloquentemente espresso la settimana scorsa - e stavolta dando anche della «bestia» a Salvini. Non solo. Sempre con occhiali fluo da sciatore e taqiyah in testa, ha detto: «Sto facendo le cose giuste e andrò avanti fino in fondo. Viviamo in un Paese cristianizzato, gente che utilizza tutto per i propri comodi, ormai in Italia non c’è più la democrazia, c’è la democratura». Lui ci insegna. E poi ancora, quasi come fosse un avvertimento. In riferimento al capitolo 19 esimo della Genesi, dove gli angeli avvertono Lot che la città sta per essere distrutta, Scek Nur dice: «Vai via tu con la tua famiglia e non vi girate indietro. Distruggiamo questa città. I tre angeli andarono da Abramo per comunicare la distruzione perché gli dissero che il peccato che hanno commesso in quella città è molto grave».
«Non è finita - continua - andrò fino in fondo, li sfido sulle loro scritture». Amen.