A Piacenza, capitale italiana dei salumi, la coppa entra nei musei del gusto ed esce dalle mense scolastiche. Dal 20 ottobre, nel nuovo menù autunno-inverno, non compariranno più coppa piacentina, lonza e prosciutto cotto. Il Comune ci ha tenuto a precisare (ripetutamente) che la religione non c’entra nulla, ma quando un’amministrazione sente il bisogno di negare con tanta insistenza un sospetto, significa almeno che la decisione è stata spiegata male.
La sindaca Katia Tarasconi nel respingere l’accusa di voler favorire un processo di “islamizzazione” ha ricordato che i menù non vengono stabiliti dalla giunta, bensì dai dietisti, dai medici dell’Ausl e dalle commissioni nelle quali siedono anche i genitori. E per dimostrare il proprio amore per le tradizioni locali, si è persino mostrata sui social mentre addentava un panino con la coppa: privatamente la mangia, pubblicamente la elimina dalla mensa. Una sintesi visiva quasi perfetta della solita sinistra piena di contraddizioni.
LE MOTIVAZIONI
La coppa sarebbe stata esclusa dopo un episodio di ostruzione delle vie aeree, fortunatamente risolto grazie a un tempestivo intervento di disostruzione. La lonza risultava troppo “stopposa” e veniva lasciata nei piatti; il prosciutto cotto sarebbe invece uscito per la normale rotazione degli alimenti, sostituito dal provolone. Nessuno vuole sottovalutare un rischio di soffocamento, soprattutto quando riguarda bambini piccoli. Ma tra ignorare un pericolo e bandire un prodotto esiste un vasto territorio chiamato buon senso: cambiare il taglio, modificare le porzioni, differenziare il menù per età, formare adeguatamente il personale. Quanto alla lonza, forse il problema è il modo in cui viene cucinata. Togliere l’alimento perché preparato male equivale ad abolire la matematica perché gli studenti non capiscono le frazioni.
Il particolare più interessante però è un altro. Il sito dello stesso Comune informa che le famiglie possono già richiedere diete specifiche per ragioni mediche, religiose o etiche. L’assessore alle Politiche educative Mario Dadati ha inoltre confermato che da tempo esistono menù dedicati ai bambini musulmani. Dunque il problema era già risolto: chi non mangia carne di maiale dispone di un’alternativa.
L’INCLUSIONE DEM
Ma il risultato resta quello tipico dell’inclusione progressista: non si aggiungono possibilità, si sottraggono elementi (come il crocifisso per non offendere chi non è cattolico). Non si insegna a convivere con abitudini differenti; si uniformano preventivamente, cancellando la nostra storia e le nostre tradizioni.
Le amministrazioni dem nel timore di poter urtare una sensibilità, cominciamo a rinunciare prima ancora che qualcuno lo chieda (o, peggio, lo imponga). Prima dell’islamizzazione arriva l’autocensura. Proprio a Piacenza, unica provincia europea a poter vantare tre salumi Dop. Coppa piacentina, Pancetta piacentina e Salame piacentino. Prodotti che non rappresentano soltanto una pietanza, ma una filiera economica, un patrimonio artigianale e una cultura del territorio. Nel 2026 ricorrono, peraltro, i trent’anni dal riconoscimento europeo delle tre denominazioni. Celebrazioni fuori dalle scuole, rimozione dentro i refettori: la tradizione va benissimo, purché resti nella brochure turistica. Il presidente del Consorzio Salumi Dop Piacentini, Antonio Grossetti, ha chiesto un incontro alla sindaca e non ha nascosto l’amarezza. Il paradosso è evidente: il Consorzio porta avanti progetti finanziati dal ministero dell’Agricoltura per trasmettere la cultura alimentare anche agli alunni delle scuole elementari, mentre il menù scolastico elimina proprio uno dei prodotti che quei progetti dovrebbero far conoscere. Confagricoltura Piacenza definisce la scelta «riduttiva» dal punto di vista nutrizionale, culturale ed economico. La proposta avanzata dalla presidente della sezione suinicola, Giovanna Parmigiani, è sorprendentemente semplice: affiancare ai salumi un’alternativa come la fesa di tacchino.
La protesta, intanto, ha già superato i confini della politica e delle associazioni di categoria. Secondo gli organizzatori, ha raccolto più di 1.400 adesioni la petizione lanciata su Change.org dal comitato “Sì alla carne di maiale”, indirizzata al ministero della Salute e al Dipartimento dell’Istruzione. La richiesta è di bloccare la cancellazione della carne suina dal nuovo menù delle mense piacentine, mantenendola nel menù ordinario e prevedendo un’alternativa per chi non la consuma per motivi etici o religiosi. È una proposta difficilmente accusabile di intolleranza: non obbliga nessuno a mangiare maiale e non sottrae alcun diritto alle famiglie musulmane, vegetariane o vegane. Applica l’inclusione nel suo significato autentico.
IL CENTRODESTRA
La vicenda è stata sollevata dalla capogruppo di Fratelli d’Italia Sara Soresi e ripresa dagli esponenti del centrodestra, in particolare dai sindaci leghisti della provincia, che chiedono la reintroduzione della carne suina e propongono una giornata dedicata al menù piacentino. Non per costringere tutti a mangiare maiale, naturalmente, ma per consentire ai più giovani di conoscere i prodotti del territorio nel quale stanno crescendo.
La sindaca che liquida tutto come una polemica «montata ad hoc» per attaccarla, vuole ignorare i 1.400 cittadini che hanno firmano in poche ore, i produttori che protestano e gli amministratori della provincia che chiedono spiegazioni. Forse non esiste nessuna congiura organizzata contro Palazzo Mercanti.
La vera integrazione non nasce da un menù nel quale nessuno possa più riconoscersi. Nasce quando un bambino impara che il compagno può mangiare qualcosa di diverso senza essere diverso, e che rispettare la tradizione altrui non significa vergognarsi della propria. A Piacenza invece il nuovo menù ha il sapore inconfondibile della resa preventiva.