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Omar Vanin, la strategia dell'avvocato per imporre la Sharia in Italia

venerdì 9 ottobre 2026
Omar Vanin, la strategia dell'avvocato per imporre la Sharia in Italia

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Lo ha messo nero su bianco, l’avvocato Omar Vanin: ogni cittadino originario di Paesi in cui vige la Sharia «è un’occasione potenziale per le autorità italiane di dare spazio all’applicazione della legge islamica».

Il metodo lo spiega in una pubblicazione scientifica in inglese. Ecco come un passo alla volta, per tappe successive, gli elementi del diritto sciaraitico saranno introdotti nel sistema giuridico italiano utilizzando lo stratagemma del ricorso al diritto internazionale. Se gli egiziani, gli algerini, i tunisini, i marocchini e i libici faranno riferimento al quadro giuridico dei loro luoghi di nascita, i tribunali italiani potranno applicare norme conformi anche alla tradizione islamica.

Una strategia di penetrazione graduale, già iniziata sfruttando alcuni Regolamenti comunitari in aree sensibili, come il divorzio e la separazione legale, in questioni che riguardano la gestione patrimoniale all’interno del matrimonio e il diritto di proprietà dei coniugi. Il documento dell’avvocato Vanin elenca alcuni casi in cui la transizione verso il Nordafrica si è già realizzata. A Ravenna nel 2016, a Padova nel 2017 e a Bergamo nel 2019, delle sentenze di divorzio sono state pronunciate in base alla Moudawana, cioè la legge marocchina, in quanto entrambe le parti l’avevano scelta come regola. In teoria, se funzionasse così, non sarebbe nemmeno necessario instaurare corti sciaraitiche e neppure camuffarle da Camera Arbitrale Islamica Italiana.

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SISTEMI PARALLELI

L’iniziativa del legale padovano procede parallelamente. Lo scopo dichiarato è «fornire una piattaforma per risolvere controversie civili e commerciali». Come dire, prima sistemiamo noi le controversie in base all’insegnamento di Maometto e dei giuristi suoi esegeti, poi portiamo la decisione che abbiamo raggiunto al giudice italiano. Ci pensa lo studio Vanin a produrre tutte le carte bollate necessarie e a depositarle in cancelleria. Sono «esperti qualificati sia nel diritto secolare che nelle dottrine sciaraitiche», che operano «garantendo un processo di risoluzione equo, informato e culturalmente sensibile». E assicurano che «la sentenza arbitrale resa dagli arbitri della Camera avrà poi lo stesso effetto di una sentenza resa dall’Autorità giudiziaria italiana».

Così alla magistratura non resta altro da fare che omologare l’atto compiuto, firmare e conseguentemente timbrare la propria sottomissione alla Mezzaluna. In pratica, si produrrebbe una sostituzione invisibile e indolore, che marginalizzerebbe il ruolo del giudice, rendendolo superfluo. Sono i musulmani a dettar legge. Chissà, se come la prenderebbe il Consiglio Superiore della Magistratura, vedendo lesa non solo l’autonomia ma la funzione stessa dell’organo giudicante.

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CATEGORIE ESOTICHE

Ma, in fondo, è la conclusione dello studio dell’avvocato Varin, che ne sapranno mai le toghe nostrane degli usi e costumi arabi? Quando la consuetudine è che il nubendo compri la moglie attraverso una lunga ed estenuante trattativa sul numero di cammelli adeguato alle pretese del futuro suocero, è meglio che la corte si ritiri e lasci fare a chi se ne intende. Sono categorie piuttosto esotiche, come il ripudio, detto talaq, incomprensibili a queste latitudini.

In effetti, già la Corte di Cassazione, il 14 agosto del 2020, aveva annullato la decisione di un tribunale che aveva negato il riconoscimento di un divorzio avvenuto in Iran, in quanto non rispettoso della parità di diritti fra l’uomo e la donna. Un approccio troppo superficiale, avevano obiettato gli ermellini, che aveva dato per scontata l’incompatibilità delle leggi degli ayatollah con le nostre. Ormai, se non si studia a fondo il codice civile di Teheran, si commette un’ingiustizia. E la sharia le punisce severamente.