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Il 54% delle famiglie campane arriva con difficoltà a fine mese

sabato 21 aprile 2018
2' di lettura

Napoli (askanews) - La ripresa economica ed occupazionale non lambisce il Sud Italia. Oltre il 50% delle famiglie campane, tanto per fare un esempio, arriva con difficoltà a fine mese. Lo dice il primo rapporto sul lavoro nel Mezzogiorno realizzato dall'Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro su dati Istat. Lo studio è stato presentato nel corso del V Forum Lavoro, "Occupazione, Imprese & Libere Professioni", organizzato dall'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Napoli e dall'Unione Provinciale di Napoli dell'Associazione nazionale Consulenti del lavoro presso la Stazione Marittima di Napoli. Edmondo Duraccio, Presidente dei Consulenti del Lavoro di Napoli: "La situazione è molto ma molto critica - ha detto - I dati confermano il monitoraggio continuo dei flussi occupazionali dei consulenti del lavoro campani per quanto concerne le assunzioni, i licenziamenti, la nascita di imprese. È significativo, come peraltro emerge dall'Osservatorio statistico di categoria, che oltre la metà delle famiglie della Campania (il 54,6%) arriva a fine mese con grande difficoltà". E le altre regioni meridionali, come Sicilia, Sardegna e Calabria, non se la passano meglio. Questi dati negativi si ricollegano al dato occupazionale. "Abbiamo fatto un raffronto tra la situazione nel 1977 e nel 2017. Siamo passati da un divario occupazionale del 9% nel 1977. Oggi è di oltre il 20%. La ripresa non ha toccato le regioni del Mezzogiorno", ha sottolineato Duraccio. E tra le regioni meridionali i dati sulla Campania sono tra i più allarmanti. Sonia Palmeri, assessore al Lavoro della Regione Campania: "Dal 2008 il blocco occupazionale è stato evidente -ha dichiarato - L'occupazione pian piano sta crescendo, anche con le politiche regionali sull'industrializzazione e con la difesa di ciò che c'è sul territorio. Noi istituzioni abbiamo il compito di stare vicino agli imprenditori soprattutto quando viene palesato un momento di crisi". In conclusione, Duraccio ha elencato le richieste dei Consulenti del lavoro per far ripartire l'occupazione al Sud. Tra le quali: investimenti in opere pubbliche; dotazione di infrastrutture; credito alle Pmi; pagamento dei debiti della P.A. alle imprese creditrici in tempi ragionevoli; riduzione della pressione fiscale e contributiva su famiglie ed imprese; snellimento delle attività burocratiche della Pubblica Amministrazione.

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Nel cuore del Parco Nazionale del Circeo, è il paesaggio l'assoluto protagonista, che di concerto alla fauna locale donano un riassunto perfetto di ciò che vuol dire agricoltura nel rispetto della natura. Agrilatina pratica agricoltura biodinamica da quarant'anni. Il 15% della superficie aziendale è dedicato ad aree naturali: siepi, boschetti, corridoi ecologici; che non fungono da semplici decorazioni, bensì agiscono come veri e propri alleati, creando un sistema dinamico capace di ospitare specie rare e di conservare un vero e proprio patrimonio genetico formato da tredici varietà di grano antico, sei di grano duro e sette di grano tenero.

L'intervista a Pasquale Falzarano, titolare Agrilatina: "L'agricoltura biologica, se praticata con cura e rispetto, non si limita a produrre cibo sano: diventa uno scrigno per la biodiversità. La biodiversità aiuta l'agricoltura e l'agricoltura pulita produce biodiversità, in un circolo virtuoso che si autoalimenta. Inoltre crea e tutela i cosiddetti servizi ecosistemici, cioè acqua e aria pulite, suolo, biodiversità ecc.., beni preziosi di cui tutti noi non possiamo fare a meno".

Al centro della giornata c'è un messaggio preciso che coincide con quello della campagna 2026 di NaturaSì: "Il giusto prezzo del cibo per la salute dell'uomo e della Terra". Una riflessione sul valore reale di ciò che mettiamo nel piatto, che va ben oltre il prezzo esposto sullo scaffale. Perché ogni prodotto biologico porta con sé un valore invisibile ma determinante: aria e acqua più pulite, suolo fertile, paesaggio curato, clima più stabile. In Italia, gli ecosistemi generano benefici stimati in oltre settantuno miliardi di euro ogni anno, e l'agricoltura biologica è tra i principali attori di questa ricchezza collettiva.

Le parole di Fabio Brescacin, Presidente NaturaSì: "Vogliamo rendere chiaro al consumatore il prezzo pagato per il prodotto da quello pagato per i servizi ecosistemici: il mantenimento della fertilità del suolo, il rispetto della biodiversità, la salute dell'uomo e la tutela del paesaggio. Sono valori che è bene conoscere, per capire che acquistando un prodotto biodinamico o biologico si investe non solo sul prodotto in sé ma anche sulla propria salute e su quella dell'ambiente in cui tutti viviamo. Allo stesso tempo è importante avere la consapevolezza che pagando un prezzo troppo basso, sarà qualcuno o qualcos'altro a farne le spese".

Un esempio concreto: per l'insalata, NaturaSì paga al produttore due euro al chilo contro un costo di produzione di un euro e trentatré. Per i finocchi, un euro e ottanta contro un euro e venticinque. Quel margine in più non è un regalo, è il riconoscimento del lavoro di chi custodisce il Pianeta ogni giorno. L'AgriFestival chiude con una promessa: tornare l'anno prossimo, con ancora più storie di agricoltori che scelgono di essere custodi del pianeta e più terra salvata da pesticidi, veleni e desertificazione.

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