CATEGORIE

Nordcorea, Kim Jong Un Kim apre incontro chiave sull'agricoltura

di TMNews lunedì 27 febbraio 2023
1' di lettura

Roma, 27 feb. (askanews) - Il leader della Corea del Nord, Kim Jong Un, ha aperto un'importante riunione di partito per discutere di sviluppo agricolo, mentre secondo notizie provenienti dalla Corea del Sud il Paese soffre una pesante crisi alimentare.

Questo tipo di riunioni vengono convocate solo una o due volte all'anno, ma la nuova plenaria arriva a due mesi dalla precedente, anch'essa incentrata su questioni agricole. I media di stato hanno parlato di discussioni su "sfide urgenti da condurre alla fase presente dello sviluppo economico nazionale" e in particolare di "questioni agricole". Ma l'insolita frequenza di summit sull'agricoltura ha alimentato le speculazioni sulle gravi carenze di cibo in Nordcorea.

Secondo fonti sudcoreane il bilancio alimentare nordcoreano è compromesso anche alla luce della crisi indotta dalla chiusura totale delle frontiere, decisa dal regime di Pyongyang per affrontare la pandemia di Covid-19. L'agenzia di stampa ufficiale nordcoreana KCNA ha sostenuto, senza fornire ulteriori dettagli, che i partecipanti alla riunione hanno unanimemente approvato l'agenda e discusso l'ordine del giorno.

La Fao, già prima della pandemia, aveva rilevato che circa la metà della popolazione nordcoreana era malnutrita. Recentemente la Corea del Sud ha riferito che nel Nord ci sono stati casi di morte per fame.

tag

Ti potrebbero interessare

Crosetto: voli Usa? Basta fingere verginità politica e scordare passato

Roma, 1 lug. (askanews) - "Fare finta di darsi una verginità dimenticandosi del passato e dimenticandosi che gli stati si comportano sempre allo stesso modo, è una cosa difficilmente tollerabile per chi pensa che la politica debba avere una dignità".

Lo ha sottolineato, in un intervento molto accalorato, il ministro della Difesa italiana Guido Crosetto, che ha polemizzato con l'opposizione sul numero di voli americani partiti dalle basi italiane Nato nel corso dell'operazione Epic Fury. Ribadendo che l'Italia si è mossa nel rispetto degli accordi con gli Stati Uniti e della Costituzione.

Crosetto ha parlato rispondendo a un'interrogazione sulle dichiarazioni di Mark Rutte, che, in un'intervista a Fox news, ha affermato che 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi Usa in Italia per supportare l'operazione militare americana contro la repubblica islamica.

"La Difesa e il governo italiano non hanno alcun problema a comunicare i dati di tutti i voli in partenza. Ho detto non solo quelli di quest'anno, ma anche quelli dal 2019... non solo quelli del periodo di Epic Fury: tutto ciò che può essere relazionato al Parlamento, ripeto, se non in seduta comune, magari in una commissione parlamentare, sarà relazionato. Non c'è nulla di cui il governo debba vergognarsi". "Semmai", ha chiarito il ministro della Difesa, "deve vergognarsi chi ha strumentalizzato questi 518 voli ed è alleato con chi allora ne autorizzò 790, nello stesso periodo. Di cui parleremo. L'alleato è lo stesso, il modo di comunicare i voli è lo stesso, le informazioni fornite sono le stesse! Fare finta di darsi una verginità dimenticandosi del passato e dimenticandosi che gli stati si comportano sempre allo stesso modo è una cosa difficilmente tollerabile per chi pensa che la politica debba avere una dignità. Che si stia alla maggioranza o che si stia all'opposizione".

"Sono basi utilizzate principalmente per motivi logistici e vengono utilizzate con la stessa intensità tutti gli anni e tutto l'anno" ha proseguito Crosetto. "La polemica è pretestuosa", ha concluso, "ma, siccome non c'è nulla da nascondere e, ripeto, il fatto che dimostra meglio di tutti come si comporta il governo è stata la negazione dell'autorizzazione di alcuni di quei voli, non c'è alcun problema. Questa negazione ha anche avuto una reazione dall'altra parte talmente evidente, che far finta di non vederla non ha nulla a che fare con la politica".

TMNews

Accordo Usa-Israele per costruire ambasciata permanente a Gerusalemme

Roma, 1 lug. (askanews) - Gli Stati Uniti hanno firmato un accordo per costruire un'ambasciata permanente a Gerusalemme, una mossa che secondo Israele riflette "l'alleanza indistruttibile" tra i due Paesi.

Durante il suo primo mandato, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele nel 2017 e ordinato il trasferimento della missione diplomatica di Washington da Tel Aviv.

Ma i servizi erano stati distribuiti in diverse località di Gerusalemme fino a quando non è stato trovato un sito permanente.

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar e l'ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, hanno siglato l'intesa per una grande struttura in un'area di Gerusalemme Sud nota come Complesso Allenby. I rappresentanti delle famiglie palestinesi avevano chiesto al governo americano di annullare il progetto, presentando documenti che dimostravano come il terreno fosse stato loro confiscato e trasferito allo Stato ebraico nel 1950.

"Pianteremo la nostra bandiera, la nostra bandiera americana, sul suolo di Gerusalemme per un complesso permanente e nuovissimo dell'ambasciata che fungerà da nostra nave madre delle attività diplomatiche qui in Israele" ha affermato l'ambasciatore statunitense.

"Oggi, qui a Gerusalemme, segniamo un'altra pietra miliare nell'alleanza indistruttibile tra Israele e Stati Uniti. La storica decisione del presidente Trump nel 2017 di trasferire l'ambasciata a Gerusalemme ha messo le cose in chiaro. E oggi, con l'accordo di iniziare a costruire un complesso permanente di ambasciate, questa decisione diventa ancora più profonda e duratura" ha dichiarato Saar.

"Ho iniziato il mio periodo qui come ministro degli Esteri con cinque ambasciate a Gerusalemme. Ora siamo arrivati a otto. E credo che presto, forse molto presto, raggiungeremo quota 10 e anche di più. Sempre più nazioni stanno chiarendo ciò che tutti sanno: Gerusalemme è la capitale di Israele" ha aggiunto.

TMNews

Una fotografia sullo stato del welfare in Italia

Roma, 1 lug. (askanews) - È stato presentato a Roma, nella cornice di Palazzo della Cancelleria, il Rapporto Welfare Index PMI 2026, giunto alla decima edizione. Il rapporto fotografa lo stato del welfare nelle piccole e medie imprese italiane, evidenziando un sistema che ha raggiunto una fase di piena maturità.

Le PMI sono oggi sempre più consapevoli del proprio ruolo sociale e investono in iniziative capaci di generare valore per lavoratori, comunità e territori. A confermarlo sono anche i dati del rapporto.

"Il welfare ha diverse componenti. Il tema è partito ormai oltre dieci anni fa con i temi di integrazione economica e istituzione economica. Poi è diventato un sistema molto più complesso, infatti lo definiamo ecosistema, che riguarda la parte di prevenzione, la parte di sostegno e di molti elementi che sono di supporto alla vita dei lavoratori, ma conseguentemente anche delle persone e delle loro famiglie" ha dichiarato Giancarlo Fancel, Country Manager & CEO Generali Italia.

Secondo il rapporto, il welfare aziendale è entrato in una nuova fase evolutiva: dopo una lunga crescita quantitativa, l'attenzione si concentra ora sulla qualità e sull'efficacia delle iniziative, sempre più integrate nelle strategie di sviluppo delle imprese.

"Il dato più significativo è proprio quello legato al continuo aumento di imprese che adottano il welfare come leva strategica della propria crescita. E' molto importante perché, da un welfare che all'inizio era un po' più tattico, legato a singoli servizi, oggi è diventato un fattore differenziante di attrattività sul mondo del lavoro, dell'integrazione e dell'inclusione. Quindi sta dando forma alla nostra società in un modo molto importante. Considerato anche che le imprese private raggiungono direttamente, o attraverso i loro familiari, quasi un italiano su due, è un impatto che ha un potenziale davvero enorme nel nostro Paese" ha aggiunto Massimo Monacelli, General Manager di Generali Italia.

"Presentiamo l'edizione 2026 di Welfare Index PMI, un'iniziativa che, come Generali, da dieci anni mandiamo avanti per accompagnare e raccontare l'evoluzione del welfare aziendale, tra le piccole e le medie imprese del nostro Paese. Sono dieci anni di osservazione di un mondo che è composito, sfaccettato anche a più velocità, ma che ci aiutano a tracciare con chiarezza la traiettoria di una trasformazione ormai matura" ha concluso Barbara Lucini, Responsabile Country Sustainability & Social Responsibility di Generali Italia.

Un'evoluzione che conferma come il welfare aziendale non rappresenti più soltanto uno strumento di sostegno ai dipendenti, ma una leva strategica per la competitività, la sostenibilità e la crescita delle piccole e medie imprese italiane.

TMNews

Bad Bunny entra al Museo Grévin a Parigi: svelata la statua di cera

Parigi, 1 lug. (askanews) - Il cantante portoricano Bad Bunny "entra" al Museo Grévin a Parigi: è stata infatti inaugurata la sua statua di cera nella sala dedicata alle personalità della musica. Il sosia della star portoricana è seduto su una sedia di plastica, con la camicia aperta che lascia intravedere i tatuaggi e il famoso cappello di paglia in testa, accanto a un'altra sedia vuota, in omaggio alla copertina dell'ultimo album del cantante, "Debi tirar mas fotos", che ha riscosso un successo globale.

È "un fenomeno assolutamente straordinario", commenta Yves Delhommeau, direttore generale del Museo parigino. "Abbiamo fatto di tutto per portare Bad Bunny al Museo Grévin perché oggi è il cantante più ascoltato al mondo", aggiunge Delhommeau. "Siamo molto felici di celebrare oggi l'arrivo di un personaggio emblematico al Grévin in occasione del suo passaggio in Francia", con Bad Bunny che stasera si esibirà a Marsiglia, Sud della Francia, e poi a Parigi nel fine settimana (4 e 5 luglio).

"Grazie alla sua autenticità, alla sua creatività e al suo impegno, ha conquistato un pubblico internazionale pur rimanendo molto legato alla sua isola e alla sua identità. La statua che inauguriamo oggi racconta questa storia attraverso diversi dettagli simbolici: potrete notare le due sedie di plastica bianca ispirate alla copertina del suo album "Debi tirar màs fotos"".

"Abbiamo fatto di tutto per portare Bad Bunny al Musée Grévin perché oggi è il cantante più ascoltato al mondo ed è un fenomeno assolutamente straordinario, non solo nel campo della musica ma anche della cultura, e poi la sua influenza politica ha assunto una portata sempre maggiore", spiega il direttore del Museo Grévin. "Ci sono voluti tra i sei e i sette mesi per realizzare questa statua; dato che non potevamo incontrarlo, la prima cosa da fare è stata proprio trovare un modello per il corpo. È il primo lavoro che si fa con lo scultore, e poi si lavora con tantissime foto per trasformare le immagini 2D in un volume 3D e cercare di riprodurre la realtà".

"Allora, la sfida più grande per Bad Bunny è che si trasforma molto, cambia aspetto fisico abbastanza facilmente. Anche il suo look varia enormemente, quindi abbiamo dovuto scegliere una posa. Ci siamo basati soprattutto sulla copertina, sia sul poster del suo spettacolo che sulla copertina del disco, ma è stata la sfida più grande perché avevamo bisogno di foto di epoche diverse per cogliere i volumi".

TMNews