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Ferragni dopo assoluzione: finisce un incubo, giustizia fatta

di TMNews mercoledì 14 gennaio 2026
1' di lettura

Milano, 14 gen. (askanews) - "È finito un incubo: sono molto contenta di riprendere in mano la mia vita, sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta". Questo il primo commento dell'influencer Chiara Ferragni l'assoluzione incassata nel processo sul caso "Pandoro Gate" che la vedeva imputata per truffa aggravata. "Siamo tutti commossi - ha aggiunto -. Ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei followers"

Il giudice monocratico del Tribunale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, non ha riconosciuto l'aggravante della minorata difesa dei consumatori e ha emesso una sentenza di non doversi procedere per l'accettazione della remissione della querela prima presentata e poi ritirata dal Codacons in seguito all'accordo di risarcimento raggiunto in sede extragiudiziale con l'influencer.

Soddisfazione dall'avvocato Giuseppe Iannaccone, difensore dell'influencer insieme al collega Marcello Bana. "Ho sempre pensato che Chiara fosse innocente e questo è stato acclarato in Tribunale - ha commentato il legale -. In questi due anni Chiara è stata una cittadina modello, potrebbe essere di esempio a tutti per il rispetto che ha portato prima alla pubblica amministrazione e all'Agcm e poi all'autorità giudiziaria: questo è stato ripagato con la giustizia che è stata data oggi".

Per l'avvocato Iannaccone, non ci sono dubbi: "Se tutti i cittadini si comportassero come Chiara - ha sottolineato - sarebbe una gran bella cosa, il rispetto che ha portato nei confronti dell'autorità giudiziaria è di esempio a tutti perché in questo Paese la giustizia c'è".

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Crosetto: stop ad aiuti a Kiev significa pace apparente e fragile

Roma, 15 gen. (askanews) - "Un'arma è una cosa negativa quando si usa contro qualcuno, ma quando un'arma impedisce a un'altra arma di cadere su un ospedale, su una centrale elettrica o su un palazzo è una cosa diversa. Lo spirito con cui l'Italia ha aiutato l'Ucraina finora è stato quello, impedire che chi vuole distruggerla e chi vuole distruggere la popolazione ucraina e chi vuole piegarla, potesse farlo e di questo, qualcuno di voi si vergognerà. Io mi sento orgoglioso".

Lunghi applausi alla fine dell'intervento del ministro della Difesa Guido Crosetto, in aula alla Camera, anche da parte di alcuni deputati dell'opposizione come ammesso dalla stessa Elena Bonetti di Azione che ha dichiarato poi nella sua domanda successiva, di essersi "alzata in piedi" per battere le mani all'intervento "alto e nobile", pur poi criticando la maggioranza.

Secondo il ministro sostenere l'Ucraina "non significa voler prolungare il conflitto", ha detto. "Significa evitare che la fine delle ostilità si trasformi in una pace apparente e fragile, costruita sull'ingiustizia e destinata a spezzarsi nuovamente. Interrompere oggi il sostegno, l'aiuto all'Ucraina significherebbe rinunciare alla pace prima di averla costruita" ha dichiarato .

Crosetto, nella sua informativa alla Camera in merito agli aiuti all'Ucraina ha spiegato che l'Ucraina ha bisogno di una capacità di difesa adeguata non per attaccare, non per vincere una guerra, non per sconfiggere un nemico, ma per proteggere il proprio territorio, la propria popolazione e un arretramento del supporto internazionale non porterebbe alla pace, al contrario favorirebbe un'ulteriore escalation dell'aggressione.

Il ministro ha poi ricordato che il presidente russo Vladimir Putin continua a dichiararsi pronto a conquistare militarmente i territori ucraini che considera propri, in assenza di progressi nei colloqui. E nel suo ultimo discorso per il Natale ortodosso ha affermato che è per ordine di Dio che i soldati russi difendono la madrepatria Russia anche in Ucraina.

Questo è un segnale politico centrale, secondo Crosetto, perché non lancia in realtà alcun segnale concreto di reale disponibilità russa a ridimensionare le proprie pretese territoriali ed egemoniche.

Andrea Orsini di Forza Italia, primo deputato iscritto a parlare dopo il ministro, ha ricordato che la durata del conflitto in Ucraina ha superato, per quanto riguarda la Russia, quella della Seconda Guerra Mondiale. "Stalin riuscì ad arrivare a Berlino e ad assediare il bunker della cancelleria in meno tempo di quello impiegato da Putin per tentare di conquistare Kupiansk o le macerie che ne rimangono", ha detto.

TMNews

Iran, riapre lo spazio aereo. Riunione del Consiglio di Sicurezza Onu

Roma, 15 gen. (askanews) - L'Iran ha riaperto il suo spazio aereo dopo una chiusura improvvisa durata diverse ore, calmando le tensioni che avevano fatto temere un'imminente escalation militare. I voli hanno ripreso gradualmente a sorvolare il Paese, anche se molte compagnie internazionali continuano a evitare l'area per motivi di sicurezza.

Intanto, su richiesta degli Stati Uniti, ci sarà una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione nel Paese.

Gli Stati Uniti hanno avviato misure precauzionali, con indicazioni di evacuazione per parte del personale, in una base in Qatar e restrizioni ai movimenti dei diplomatici in Kuwait e Arabia Saudita. Teheran ha parallelamente avvertito alcuni Paesi della regione che eventuali basi statunitensi sul loro territorio sarebbero diventate obiettivi legittimi in caso di un attacco americano.

In tutto il mondo continuano le manifestazioni di protesta, da Londra a Israele, contro le dure repressioni dei manifestanti da parte del regime. E Donald Trump nelle ultime ore ha dichiarato: "Ci è stato detto che le uccisioni in Iran stanno cessando, sono cessate... E non ci sono piani per esecuzioni.., mi è stato detto da fonti attendibili e lo scopriremo".

L'Iran continua a negare le migliaia di vittime. Il ministro degli Esteri Araghchi ha affermato che una "campagna di disinformazione" sui disordini nel Paese è in corso, per trascinare gli Stati Uniti in un conflitto. Parlando a Fox News, Araghchi ha respinto le notizie secondo cui migliaia di manifestanti sarebbero stati uccisi, insistendo sul fatto che il numero effettivo è nell'ordine delle centinaia e non di migliaia.

TMNews

Crans-Montana, la corsa per rigenerare la pelle dei grandi ustionati

Epalinges (Svizzera), 15 gen. (askanews) - Dopo l'incendio di Crans-Montana, la corsa contro il tempo per salvare i grandi ustionati passa anche dai laboratori del Centre hospitalier universitaire vaudois, in Svizzera. Nel centro di produzione cellulare di Epalinges, tecnici e farmacisti lavorano senza sosta per coltivare nuova pelle destinata ai pazienti più gravi.

"Tutte le persone del centro si sono rese disponibili da subito a mettersi al lavoro - spiega Laurent Carrez, responsabile tecnico del centro di produzione cellulare - Abbiamo iniziato già da venerdì 2 gennaio a lavorare per ricostruire la pelle sulla base delle prime tre biopsie ricevute. Da quel momento, abbiamo iniziato a lavorare sette giorni su sette.

L'incendio ha causato 40 morti e oltre cento feriti. Molti pazienti presentano ustioni estese, che non possono guarire spontaneamente. Nei laboratori, iniziando da piccole porzioni di pelle sana, vengono coltivate superfici molto più ampie, pronte per essere trapiantate. "A partire da una biopsia di dieci centimetri quadrati di pelle sana siamo in grado di produrre da uno a tre lotti da 2.600 centimetri quadrati, che corrispondono più o meno alla superficie di una schiena", aggiunge Carrez.

Per i pazienti più gravi, superata la fase iniziale, si apre ora un percorso lungo e complesso, che richiederà settimane. Il dottor Olivier Pantet, specialista grandi ustionati del Centro, spiega: "Per i pazienti di cui ci stiamo occupando in questo momento stiamo uscendo da una fase molto, molto acuta ed entriamo progressivamente in una fase sub-acuta o cronica, in cui iniziamo di rimozione dei tessuti danneggiati e poi di innesto. Questo lavoro proseguirà per diverse settimane, fino a quando l'intera superficie cutanea sarà cicatrizzata. Successivamente inizierà la riabilitazione, che richiederà molta rieducazione in centri specializzati".

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Ucraina sotto attacco, emergenza energia e allarme blackout

Kiev, 15 gen. (askanews) - Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato l'introduzione dello stato di emergenza nel settore energetico, mentre i bombardamenti russi e le interruzioni di corrente continuano ad affliggere il Paese nel pieno dell'inverno.

Volodymyr Zelensky, presidente dell'Ucraina: "Abbiamo analizzato separatamente la situazione in alcune delle nostre città. È particolarmente difficile a Kiev. Ci sono poi Odessa, la regione di Dnipropetrovsk, le città di Dnipro e Kryvyj Rih, oltre a diverse altre città e regioni. Vediamo che molto è stato fatto, in particolare a Kharkiv, dove le autorità locali si sono preparate bene. A Kiev, purtroppo, è stato fatto molto meno: nella capitale è stato fatto davvero poco. E anche in questi giorni non vedo l'intensità necessaria. Questo deve essere corretto con urgenza".

Il presidente ha annunciato la nomina di Denys Chmygal a vice primo ministro e ministro dell'Energia, con il compito di gestire l'emergenza causata dagli attacchi alle infrastrutture energetiche e dalle rigide condizioni invernali. "Lo stato di emergenza nel settore dell'energia sarà attuato legalmente, il che offrirà maggiori possibilità - ha aggiunto Zelensky - Il Consiglio dei ministri dell'Ucraina razionalizzerà al massimo tutto ciò che riguarda il collegamento alla rete delle attrezzature energetiche di emergenza".

"Devono esserci più punti di supporto per la popolazione a Kiev e in altre città, molti più "Punti di invincibilità" (strutture che garantiscono servizi essenziali durante le interruzioni di corrente, ndr). Ho ordinato una revisione delle regole del coprifuoco: durante lo stato di emergenza possiamo revocare il coprifuoco in alcune città e comunità, quando la situazione della sicurezza lo consente. I responsabili di governo devono presentare le proposte corrispondenti", ha concluso il presidente ucraino.

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