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Tajani: la sicurezza non è più solo questione di difesa

di TMNews martedì 20 gennaio 2026
3' di lettura

Milano, 20 gen. (askanews) - "Oggi la sicurezza non è più solo una questione militare, riguarda anche le infrastrutture critiche, le catene di approvvigionamento, le energie". Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in un videomessaggio inviato in occasione del lancio presso SDA Bocconi di Shield, il primo hub europeo che integra difesa, economia e geopolitica, è stato molto chiaro. Tajani ha parlato di "una politica estera più profilata sul tema cruciale delle materie prime critiche", mentre "lo scenario internazionale sta attraversando una fase di profonda trasformazione", "abbiamo bisogno di nuovi chiavi di lettura, di un nuovo patrimonio di conoscenze".

E tale visione riflette l'urgenza di adattare le strategie alle minacce ibride, dove ad esempio la dipendenza da risorse esterne può diventare un'arma. Shield è il centro di ricerca e formazione strategica di SDA Bocconi School of Management, dedicato alla sicurezza nazionale, alla leadership interistituzionale e alla resilienza sistemica. L'hub nasce dalla sinergia tra mondo accademico, istituzioni e industria. La cerimonia di inaugurazione si è tenuta lunedì 19 gennaio 2026, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Intervento in video anche per il generale Luciano Antonio Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa, che ha spiegato come "le Forze Armate devono essere pronte a difendere l'Italia, gli spazi atlantici e quelli mediterranei in ogni momento, da ogni minaccia, in ogni luogo e per il tempo richiesto" ha dichiarato il generale. "Abbiamo bisogno di uno strumento militare che esprima una capacità operativa percepibile, adeguata e sostenibile nel tempo", ha aggiunto.

"I dilettanti parlano di strategia, i professionisti di logistica", ha detto il presidente di Leonardo, Stefano Pontecorvo, enfatizzando l'importanza della deterrenza. "Come diceva Theodore Roosevelt: - ha proseguito - 'parla piano, ma porta con te un grosso bastone'. Quello che serve è appunto la deterrenza che è il modo più economico di mantenere l'indipendenza e il modo più efficace per mantenere un posto nel mondo", ha aggiunto. L'executive vice president of operations, corporate strategy & innovation di Fincantieri Claudio Cisilino ha enfatizzato come la subacquea "è sicuramente un tema molto rilevante" e in Italia "abbiamo una tradizione storica" in questo senso. "Il tema dell'underwater è assolutamente cruciale", ha concordato Edoardo Rixi, viceministro alle Infrastrutture, ricordando poi i passi da gigante che la Cina ha compiuto in questi decenni, continuando a investire sull'ammodernamento dei cantieri.

Nel panel successivo dedicato ai rischi e alle opportunità economiche per l'Italia, ancora molte le voci di peso. "Necessario parlare di sicurezza in modo più maturo e interdisciplinare: la sicurezza riguarda tutti noi, non soltanto militari e diplomatici, sicurezza non significa solo difesa ma è protezione delle nostre società", ha detto Alessandro Azzoni, ambasciatore d'Italia presso la Nato.

Tra gli interventi anche quello di Ottavio Ricchi, DG Dir. I Tesoro Ministero Economia e Finanze, del dean Stefano Caselli, il direttore Shield Carlo Altomonte e il vicedirettore A. Walter Rauti. Molto atteso anche il parere di Alessandro Grassano, dello Stato Maggiore della Difesa, che ha sottolineato l'importanza di capire quali siano gli interessi nazionali e come si debbano assolutamente preservare, nonchè l'aspetto della credibilità quali alleati Nato. Grassano ha citato il ministro della Difesa Guido Crosetto e lo stesso Portolano, anche sulla necessità del essere una squadra. "Se vogliamo indipendenza dal punto di vista energetico, dobbiamo fare qualcosa di più convincente in materia di esplorazioni", ha aggiunto Alessio Nardi, consigliere per le Politiche di Sicurezza del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio Alessandro Violante

Immagini askanews, archivio, Internet

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Milano, 20 gen. (askanews) - Dazi e bollicine, lo champagne nel mirino di Donald Trump, anche se la bevanda alcolica più allegra e tipicamente francese, spumeggiante per natura, faticherà ad essere necessariamente contenuta da misure economiche che rispecchiano gli alti e bassi dei rapporti tra America ed Europa. Il presidente degli Stati Uniti d'America ha minacciato lunedì dazi del 200% su vino e champagne francesi a causa dell'intenzione della Francia di rifiutare l'invito del leader statunitense a unirsi al suo "Consiglio per la Pace". Il Consiglio era stato originariamente concepito per supervisionare la ricostruzione della Striscia di Gaza devastata dalla guerra, ma l'iniziativa Usa non sembra volerne limitare il ruolo ai territori palestinesi occupati.

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"Penso che noi, come comunità globale, dobbiamo arrivare a un punto in cui utilizziamo questo strumento per fare qualcosa di utile che cambi le sorti delle persone, delle comunità, dei paesi e delle industrie, giusto? Altrimenti non credo che abbia molto senso".

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