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Ai e concorrenza, la pressione dell'Europa su Meta e Apple

di TMNews mercoledì 10 giugno 2026
2' di lettura

Milano, 10 giu. (askanews) - Gli interventi della Commissione europea a tutela della concorrenza nel settore dell'intelligenza artificiale fanno infuriare i giganti del settore. A partire dalla richiesta a Meta di ridare l'accesso gratuito all'app di messaggistica WhatsApp per i chatbot concorrenti; stessa apertura a terzi è stata chiesta a Google per Android; infine c'è Apple che sostiene di non poter lanciare il suo Siri Ai in Europa per l'intransigenza delle regole in materia.

I gestori non vogliono aprire del tutto i loro sistemi adducendo problemi di sicurezza o privacy, mentre l'Europa pensa che nessuna azienda, per quanto grande, abbia il diritto di controllare un intero ecosistema digitale e tenerci chiusi dentro gli utenti. E su questo ha basato il Digital Markets Act, legge che dal 2024 regola le questioni del settore.

"Non possiamo permettere che i grandi operatori digitali già affermati sfruttino il dominio acquisito in passato per dettare chi, in Europa, ha il diritto di competere e chi ha il diritto di innovare nel campo dell'IA", ha spiegato Teresa Ribera commissaria europea alla concorrenza, rispondendo a Meta.

Rigettate anche le accuse di Apple. Nessuno impedisce di introdurre Siri Ai in Europa, ha detto Thomas Regnier, portavoce Commissione per gli affari digitali. "Ciò che Apple, tuttavia, non può fare, proprio come qualsiasi altro gatekeeper, è chiudere il mercato", ha spiegato sottolineando: "Apple è stata semplicemente incapace di sviluppare una soluzione di interoperabilità compatibile". "Non spetta a loro decidere chi possa innovare in Europa - ha aggiunto - e non spetta a loro scegliere quali strumenti di intelligenza artificiale i cittadini dell'Unione europea possano o non possano utilizzare".

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Roma, 10 giu. (askanews) - E' stato presentato in anteprima alla Camera dei Deputati a Roma "Children in the Fire", film documentario del regista candidato all'Oscar Evgeny Afineevsky che racconta otto storie di altrettanti bambini ucraini, colpiti dalla guerra dopo il febbraio del 2022. Alla proiezione erano presenti, fra gli altri, l'Ambasciatore ucraino Ihor Brusylo, l'onorevole Giorgia Latini, il presidente di Human Economic Forum Vincenzo Naschi, e la produttrice Gisella Marengo.

Afineevsky, già candidato all'Oscar nel 2016 per "Winter on Fire: Ukraine's Fight for Freedom" e autore del documentario di grande successo "Francesco", riporta al centro del dibattito internazionale la condizione dei minori. "Per me era importante dare voce a chi non ne ha. - ha spiegato il regista - A volte i bambini sono sui titoli dei giornali ma nessuno porta direttamente le loro voci ai rappresentati della politica, per ricordare loro che dobbiamo occuparci del futuro. E i ragazzi sono il futuro. Questo film racconta loro ma è diretto a noi adulti".

Afineevsky è tornato nelle città ucraine colpite dai bombardamenti russi per dare voce ai giovani sopravvissuti ad attacchi e rapimenti. Molti minori, infatti, sono stati sottoposti a programmi di propaganda e "rieducazione" da parte dei russi. Attraverso riprese dal vivo, interviste e animazioni create da artisti ucraini, il film segue gli otto bambini nei loro percorsi internazionali, mostrando il loro coraggio, la resilienza, i loro sogni e le loro ambizioni. "La cosa più bella, per me, è che quei ragazzi mi hanno ispirato e motivato. - ha detto il regista - E' stata dura, a volte ho avuto dei crolli, come i loro genitori, testimoni di questi crimini e atrocità, ma proprio quei ragazzi mi hanno ispirato e spinto a portare questa storia ad altri genitori, che sono seduti qui alla Camera dei Deputati o al Congresso americano o al Parlamento britannico. L'obiettivo è di provare a risvegliare le persone perché lottino per il futuro del nostro pianeta e quindi dei nostri bambini".

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Biennale Teatro, tra l'identità e l'altro per una capacità poetica

Venezia, 10 giu. (askanews) - Il teatro è il grande spazio della possibilità, la dimensione di una presa di coscienza del nostre essere nel mondo e, insieme, della forza delle arti. Il festival internazionale di Teatro contemporaneo della Biennale di Venezia, giunto alla 54esima edizione, quest'anno parte dall'idea di confronto con il diverso e, al tempo stesso, ragiona sull'idea di identità. Una contraddizione fertile, che riassunta nel titolo "Alter Native", poi suggerisce realmente delle strade diverse.

"La Biennale Teatro firmata da Willem Dafoe - ha detto ad askanews Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia - ancora una volta conferma la capacità del nostro essere corpo di darsi come stato in luogo e quindi come presa di posizione dell'unicità dell'umano in una prospettiva che è visione, progetto, organizzazione ma anche capacità poetica, creativa e non è nient'altro che una fatica teoretica di costruire il domani attraverso l'esperienza viva del teatro".

Un'esperienza che prende forme differenti, al confine tra molte discipline, che il teatro spesso finisce per sussumere in sé, ampliando la portata dell'esperienza dello spettatore. "Quando ci si siede per assistere agli spettacoli - ha aggiunto Buttafuoco - ci si immerge in qualcosa di vivo e questo è il senso della mostra curata da Dafoe, dove il suo festival racconta e riferisce di una capacità dell'umano che attraverso il corpo riesce a essere poesia".

I temi affrontati passano dal genocidio al ricordo, dalla tragedia eterna dei migranti alle riedizioni di opere classiche come l'Otello di Shakespeare negli stilemi del teatro giapponese, dalle danze tradizionali indiane ai vulcani dell'Indonesia. Senza dimenticare il Leone d'oro alla Carriera Emma Dante e il Leone d'argento Mario Banushi.

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