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Crozza imita Ranucci: "Al Capone mio amico fraterno"

di TMNews venerdì 11 settembre 2026
1' di lettura

Roma, 11 set. (askanews) - "Se io Ranucci fossi ancora il conduttore di Report, come mi occuperei del caso Ranucci? Non è inquietante che Ranucci, il più grande giornalista d'inchiesta d'Italia, l'ultimo baluardo della libertà d'informazione, fosse amico fraterno di un terrificante faccendiere pregiudicato? Abbiamo provato a telefonare a Ranucci per chiederglielo? Ma io non rispondo". Poi squilla nuovamente il telefono e Crozza-Ranucci dice, scusate questa volta rispondo perché è "Al Capone, un amico fraterno": esilarante Maurizio Crozza, che veste per la prima volta i panni di Sigfrido Ranucci, ex conduttore di Report, in vista del ritorno da venerdì 2 ottobre in prima serata sul NOVE e in streaming su discovery+, del suo one man show "Fratelli di Crozza".

"Fratelli di Crozza" è prodotto da ITV Movie per Discovery Italia. È un programma di Maurizio Crozza, Andrea Zalone, Francesco Freyrie, Vittorio Grattarola, Alessandro Robecchi, Alessandro Giugliano, Claudio Fois e Gaspare Grammatico. La regia è di Massimo Fusi, scenografia di Marco Calzavara e fotografia di Daniele Savi. Produttore Esecutivo, Giuliana Porta.

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India, protesta tibetani contro arrivo Xi Jinping a vertice dei Brics

Nuova Delhi, 11 set. (askanews) - Bandiere, slogan e cartelli con la scritta "genocidio": alcune decine di tibetani hanno manifestato a Nuova Delhi contro la visita del presidente cinese Xi Jinping in India - Paese che dal 1959 ospita il Dalai Lama - in occasione del vertice dei Brics, denunciando le politiche imposte dalla Cina in Tibet. "Continueremo a manifestare finché il Tibet non sarà libero", ha dichiarato uno dei manifestanti, Karten Tsering.

"Siamo radunati qui per sensibilizzare l'opinione pubblica su ciò che sta accadendo in Tibet: la continua repressione, il genocidio e, in particolare, la legge sull'Unità e il Progresso, recentemente entrata in vigore, che ha un impatto così forte su tutti noi", ha spiegato un manifestante, JB Bhutia, ad Afp.

"Loro (la Cina) hanno adottato numerose politiche contro di noi, e noi (i tibetani) protestiamo contro queste politiche. In secondo luogo, non possiamo accettare ciò che la Cina sta facendo oggi in Tibet. Ogni volta che funzionari o leader cinesi verranno qui, i tibetani continueranno a scendere in piazza per protestare contro di loro. Abbiamo manifestato in passato, stiamo protestando ora e continueremo a manifestare finché il Tibet non sarà libero", ha aggiunto un altro manifestante, Karten Tsering, intervistato da Afp.

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Venezia, "Un po' di luce" di Ali Asgari: il cinema mezzo di resistenza

Venezia, 11 set. (askanews) - Il regista iraniano Ali Asgari ha presentato alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia "Un po' di luce" (A Bit of Light"), in Concorso.

Il film, nelle sale dal primo ottobre, è il suo sesto lungometraggio ed è stato girato in circostanze particolarmente difficili, con l'inizio della guerra e la minaccia continua dei bombardamenti in Iran. Racconta di un medico che viene arrestato e, dopo aver visto chiudere il suo ambulatorio, perde la fiducia nel futuro. Deciso a togliersi la vita, trascorre un ultimo giorno in visita al fratello, alle sorelle e alla madre per prepararli ad affrontare la sua scelta. La compassione e l'affetto dei familiari finiranno per farlo riconciliare col mondo.

Il regista ha parlato del cinema oggi in Iran come di "un mezzo molto forte di resistenza". "Ognuno nel nostro Paese, ogni giorno, si confronta con difficoltà enormi che non ci sono in altre parti del mondo, ogni cosa che facciamo diventa un atto politico, quindi il cinema è un mezzo molto forte di resistenza per far arrivare un messaggio al pubblico".

Il titolo, "A bit of light", ha spiegato, pervade tutto il film: "Nella nostra quotidianità viviamo dei momenti, degli istanti, non ce la facciamo a illuminare il nostro cammino con una luce molto grande ma dobbiamo illuminarlo passo dopo passo, abbiamo bisogno di piccole cose per andare avanti e queste piccole cose vengono illuminate una alla volta".

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Bechis: "Ritorno a Buenos Aires" pensando a chi sopravvive a Gaza

Venezia, 11 set. (askanews) - Sono passati 27 anni dall'uscita di "Garage Olimpo", il film con cui Marco Bechis mostrava i crimini compiuti dalla dittatura militare argentina, e all'83esima Mostra del Cinema di Venezia il regista ha portato "Ritorno a Buenos Aires". Ambientato nel 2008, il film mostra cosa voglia dire per un sopravvissuto a sequestri e torture tornare in quel Paese per testimoniare al processo contro gli ex militari. Il protagonista è un uomo interpretato da Adriano Giannini che nel suo ritorno a Buenos Aires, dopo 33 anni vissuti in Italia, deve confrontarsi con cosa voglia dire essere rimasto vivo.

Il regista ha spiegato: "Non è facile, non tutti i sopravvissuti riescono a diventare testimoni, non hanno il coraggio di farlo, esporsi anche di fronte ai propri carnefici, che sono stati arrestati e in giudizio. E la cosa che mi ha spinto è più un legame con l'attualità: oggi quanti sono i sopravvissuti a Gaza che non possono fare i testimoni perché non ci sono tribunali che li ascoltino? Oggi siamo circondati da guerre, con un sacco di sopravvissuti a quelle guerre, a quelle catastrofi, e nessuno che li ascolta".

Lo stesso Bechis a 22 anni fu sequestrato dalla polizia argentina, nel 2010 è tornato a Buenos Aires per testimoniare contro i militari. Oggi, rispetto al Presidente Milei e alla diffusione delle nuove autocrazie, ha affermato: "Credo che siano dei fenomeni social, se Milei è stato eletto è perché i 20enni, trasversalmente, dai più ricchi ai più poveri, hanno votato trasversalmente per un fenomeno social. Se rimaniamo rinchiusi nel non volere gli altri finiremo per essere una dittatura, l'Europa sarà una dittatura".

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Chiara Galiazzo da "Nuova Luce" alle sue canzoni tra archi ed elettronica

Milano, 11 set. (askanews) - Dare nuova veste e nuova vita alle sue canzoni reinventandole, Chiara Galiazzo esce con l'Ep "Nuova Luce", un affascinante e rivoluzionario capitolo nella sua storia musicale.

"Abbiamo scelto tra quelle più famose che non potevano fare, altre che secondo me non erano state abbastanza valorizzate e che comunque sono delle canzoni stupende e poi c'è anche la sorpresa che insomma in una traccia dell'album abbiamo inciso straordinario insieme ad Ermal Meta che nel 2015 mi regalò la canzone per portarla a Sanremo".

Il suo repertorio prende una via sonora completamente diversa che nasce da un incontro con un quartetto d'archi ed con l'elettronica.

"Sono anni che io sogno di cantare con questa formazione, quindi in realtà ho realizzato un sogno che per tanti anni ho desiderato e non avevo ancora avuto l'opportunità, il coraggio, anche trovare le persone che mi dessero l'opportunità di farlo, quindi è proprio una un finale che volevo, che mi aspettavo e che sono contenta di avere".

Nata da X Factor, ha partecipato tre volte al festival di Sanremo, ma è anche capace di allontanarsi dal mainstream, tanto che qualcuno si chiede: Ma Chiara canta ancora?

"Quello che noto è che appunto se non ci sei, le persone pensano che tu stai facendo la commercialista, ma non è così, non è così per me, non è così per tanti altri artisti. Secondo me, se vuoi stare bene dentro a questo lavoro lo fai a prescindere se il mainstream c'è o non c'è, poi se viene sei contento ma non sei dipendente dal mainstream, non lo fai solo per quello, altrimenti secondo me è modo sbagliato che comunque si rivolta anche contro a livello psicologico".

Chiara Galiazzo porterà il progetto "Nuova Luce" nello speciale tour nei teatri di cui ha regalato un'anteprima a Milano al Museo Bagatti Valsecchi.

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