Mantova, 13 set. (askanews) - Amitav Ghosh è uno degli scrittori più importanti sulla scena internazionale e anche uno dei primi che hanno lavorato sul tema dell'ambiente e dei cambiamenti climatici. Dieci anni fa con "La grande cecità", aveva constatato che mancava una letteratura su questi argomenti, così cruciali. Al Festivaletteratura di Mantova ha fatto il quadro di come è cambiata la situazione nell'ultimo decennio.
"Molti scrittori - ha detto dal palco - hanno iniziato a occuparsi di questi temi, oggi ci sono molti romanzi che sono consapevoli della crisi planetaria. Questo per me è uno sviluppo molto positivo, ma quello che voglio ricordare è anche che non è che prima non ci fossero autori che affrontavano il discorso dell'ambiente, ma il grande ecosistema della letteratura li marginalizzava, li catalogava come narrativa di genere e non li prendeva sul serio. Quello letterario è un sistema molto, molto conservatore".
Ghosh, il cui ultimo libro è intitolato "L'occhio fantasma", si è occupato dei temi legati all'ambiente a tutto tondo, compreso quello dell'alimentazione. "Non c'è niente di più importante del cibo - ha aggiunto -. Siamo animali, abbiamo bisogno di cibo, è il cibo che ci sostiene. Per quanto mi riguarda io sono bengalese e il Bengala è una terra ricca di fiumi: abbiamo sempre avuto una grande varietà di specie di pesci d'acqua dolce quando ero bambino ogni settimana mangiavamo dieci o 15 diversi tipi di pesce. Ora molto dii quelle specie non ci sono più. Lo stesso vale per il riso: al mercato ce n'erano cento varietà diverse, ora ne sono rimaste solo tre o quattro. E questo a causa dell'introduzione degli OGM e dell'industrializzazione dell'agricoltura, oggi due o tre grandi Corporation controllano da sole tutto il mercato. Questo è un grande problema secondo me, una minaccia per la specie umana più grave all'AI e forse anche del cambiamento climatico".
Nel corso dell'intervento a Mantova, poi, Ghosh ha parlato anche del suo rapporto con l'intelligenza artificiale, partendo dalla premessa che la scrittura è qualcosa nella quale devi entrare con tutto il tuo corpo. "E un computer non ha un corpo", ha concluso lo scritto indiano.
Non è una profezia, ma potrebbe magari, un giorno, essere una considerazione che ci dia speranza.