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'Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito"

di TMNews martedì 13 ottobre 2026
2' di lettura

Milano, 13 ott. (askanews) - C'è un volto che, più di ogni altro, ha attraversato il Novecento fino a diventare un'icona universale: quello di Frida Kahlo. La mostra "Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito" ripercorre questo viaggio attraverso 75 scatti di 11 fotografi internazionali come spiega la curatrice Vittoria Mainoldi.

"Frida Kahlo è stata sicuramente sovraesposta in questi ultimi anni soprattutto considerando che non era famosa quando è morta. La sua riscoperta è avvenuta circa alla fine degli anni 80, del 900 però adesso Frida è ovunque su agendine, borsette, tazze, chi più ne ha più ne metta abbiamo una vera e propria icona. Icona anche nel senso etimologico del termine, ossia un oggetto bidimensionale spesso svuotato di significato. Questa mostra cerca di ridare un pochettino tridimensionalità e lo fa mostrando 11 Frida Kahlo diverse. E l'ho fatta verso la fotografia perché Frida Kahlo, pur essendo pittrice, pittrice che faceva l'arco, uso dell'autoritratto, era anche un artista che aveva piena consapevolezza del potere della fotografia".

Stretto il rapporto tra Frida e la fotografia anche perchè il padre Guillermo era un fotografo professionista.

"Frida però non fotografa, ma si fa fotografare tantissimo. Alla sua morte abbiamo ritrovato state ritrovate alla sua morte, sono state ritrovate oltre 6000 stampe fotografiche, molte delle quali ritratti di Frida Kahlo, fatte da tantissimi fotografi diversi. Noi ne abbiamo selezionati solo 11".

La mostra aperta fino all'11 gennaio 2027 presso MYOWNGALLERY - Superstudio Più di Milano è soprattutto una riflessione sull'identità, sull'autorappresentazione e sulla costruzione del mito.

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Roma, 13 ott. (askanews) - "Oggi è fondamentale per il turismo essere qui presenti perché questi sono eventi importantissimi. fanno parte sia del turismo culturale che del turismo dei grandi eventi. Quest'anno è un'edizione, la ventunesima ricchissima: ci sono 150 film, 55 nazioni rappresentate, io aggiungo che ci saranno 116.500 partecipanti, una partecipazione del 63 % straniera. E c'è un dato che nel turismo è importantissimo che si chiama il tasso di saturazione tasso di occupazione che significa la percentuale di camere e di alloggi disponibili sulle più grandi piattaforme del turismo a livello internazionale. E qui quest'anno c'è un tasso di saturazione del 68 % a Roma e provincia che è 2,5 punti in più in più rispetto al 2025. E' una manifestazione di grandissimo successo, turismo di qualità e provenienza dagli Stati Uniti d'America, dalla Gran Bretagna, dalla Germania e dalla Francia. Il 63 % di stranieri e quindi meglio di così non si potrebbe". Lo ha detto il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, parlando sul red carpet della serata d'apertura della 21esima Festa del Cinema di Roma, all'Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.

Ad aprire questa edizione "Il rumore delle cose nuove" di Paolo Genovese, presentato nella sezione Grand Public, con Emanuela Fanelli, Edoardo Pesce, Claudia Pandolfi, Lino Musella, Stefano Accorsi, Vittoria Puccini e Claudio Santamaria.

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Ottant'anni, sempre in prima linea, di recente arrestata a New York durante una manifestazione vicino al Palazzo di Vetro contro la presenza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, l'attrice americana si è presentata in conferenza con un abito rosso e sul colletto una spilla con la mano e il cuore simbolo della campagna Artists4Ceasefire ("Artisti per il cessate il fuoco"), ha parlato di Gaza e di quanto le sia costato a Hollywood il suo essere un'attrice libera che ha usato la sua visibilità per mandare messaggi importanti.

"Sono successe molte cose perché ho usato la mia visibilità per parlare di qualcosa di cui le persone non erano informate, perché aveva a che fare con persone che non avevano voce - ha detto, facendo l'esempio di quando agli Oscar ha parlato degli haitiani detenuti a Guantanamo perché sieropositivi o della guerra in Iraq - sono stata esclusa dall'Academy per diversi anni, ho anche ricevuto minacce di morte... . Ma non dire qualcosa, quando ho la capacità di puntare una piccola luce su alcune questioni mi fa male, non mi sembra autentico e io credo sia fondamentale essere sempre autentici" ha affermato.

Sarandon è protagonista ad Alice anche di un incontro con i ragazzi, dopo il premio e la proiezione del film in cui interpreta una donna sola, segnata da una grande perdita, che inizia a prendersi cura di una bambina anche lei sola e alla ricerca di una famiglia. E su come sia cambiata in questi anni, ha detto:

"Ho compiuto 80 anni pochi giorni fa, ovviamente mi sento diversa, soprattutto quando ricevo dei premi e proiettano i miei film in cui mi vedo molto più giovane... Ma sono cambiata anche per le responsabilità che sento nei confronti dei miei figli. Perché ora ho figli grandi che capiscono cosa sta succedendo, e ho delle responsabilità verso di loro più di quando erano bambini".

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Nella commedia di Lisa Azuelos la figlia di Anne tornerà a casa dopo una delusione d'amore e il figlio la renderà nonna: una parola che lei non riesce neanche a pronunciare. E Anne, in qualche modo, ritornerà ad essere una mamma quasi a tempo pieno. "Viviamo in una società, se gli altri non cambiano non cambiamo neanche noi. Gli altri devono adattarsi al cambiamento delle donne, i figli, i mariti, le famiglie, ma ci vorrà ancora del tempo" ha concluso Marceau.

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