Il duro botta e risposta tra Edi Rama e Jacopo Matano diventa un caso in Rai. Il giornalista di Rai 3, in conferenza stampa, porge al primo ministro albanese una domanda sul Protocollo sui migranti sottoscritto con l'Italia e il leader socialista non la prende benissimo: "Lei mi domanda se io mi sia pentito, ma se non si è pentito lei che fa da due anni la stessa domanda come posso pentirmi io che intanto ho fatto centro altre cose con il suo presidente del Consiglio?". Il riferimento di Rama, ovviamente, è a Giorgia Meloni.
Momenti di gelo in sala, con l'Usigrai che dopo poco apre la polemica. "Può sembrare banale ma oggi fare domande al potere sta diventando un modo per resistere alla arroganza e alla violenza che coglie chi, investito di un ruolo, si trova davanti a un giornalista che gli chiede di rispondere sul suo operato. Così è successo a Jacopo Matano del Tg3 che, in conferenza stampa, ha fatto una domanda di stretta attualità al Primo Ministro albanese Edi Rama, sui centri migranti italiani voluti dal nostro governo", si legge in una nota del sindacato "di sinistra" di viale Mazzini.
"Stizzito dalla semplice domanda, Edi Rama ha pensato bene di prendere di mira il collega provando malamente a ridicolizzare il suo intervento - prosegue il sindacato dei giornalisti Rai - Il leader albanese è oggi in buona compagnia con politici, Presidenti e capi di governo che non fanno mistero di non gradire il confronto con i giornalisti. Si trovano meglio con le dichiarazioni confezionate dai loro uffici stampa o con chi si limita a mettergli davanti un microfono". "Ieri non è andata così e questo sarà finché giornaliste e giornalisti continueranno a porre domande. Bene hanno fatto la redazione e il Cdr del Tg3 a difendere apertamente l'operato del collega", conclude l'Usigrai.
Video: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev - agenziavista.it
“Il 22 e il 23 marzo sarete chiamati a votare al referendum per confermare o meno la riforma della giustizia che il governo ha proposto. Negli ultimi mesi, in modo ancora più intenso, ovviamente nelle ultime settimane, attorno a questo referendum si è creato un clima di forte confusione. Si sono sovrapposte polemiche, semplificazioni, slogan, e in molti casi informazioni parziali o, peggio, completamente distorte. Per questo ho deciso di provare a spiegare in modo più possibile chiaro alcuni punti fondamentali della riforma che gli italiani saranno chiamati a confermare o meno con il loro voto, e di spiegare perché considero importante che si vada a votare e che si voti sì, cioè per confermare la riforma. Perché questa è una riforma molto importante, se vogliamo modernizzare l'Italia, ed è importante per tutti gli italiani. E li riguarda tutti, più di quanto pensino”.
Lo afferma la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video diffuso via social accompagnato da un post in cui la premier scrive: “Cosa c’è davvero nella riforma della Giustizia: 13 minuti per fare chiarezza e rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione”. Un messaggio chiaro quello della premier che di fatto spiega punto per punto i motivi del Sì. Un'occasione storica per il nostro Paese per riformare la Giustizia.
Turisti e personale sono stati evacuati in elicottero da una riserva nazionale Masai Mara, nel sud-ovest del Kenya, a seguito delle gravi inondazioni che hanno colpito il Paese. Almeno 25 persone sono morte nella capitale Nairobi e il bilancio delle vittime potrebbe aumentare con il proseguire delle operazioni di ricerca e soccorso. Il Kenya è colpito da forti piogge dalla fine di febbraio.
L'esercito statunitense ha dichiarato di aver ucciso sei uomini in un attacco contro una presunta imbarcazione utilizzata per il traffico di droga nell'Oceano Pacifico orientale. Il bilancio delle vittime è di almeno 157 persone da quando l'amministrazione Trump ha iniziato a prendere di mira quelli che definisce "narcoterroristi". L'esercito non ha fornito prove che l'imbarcazione trasportasse droga e ha pubblicato un video su X che mostra la barca mentre veniva fatta saltare in aria.
Due fregate della marina greca sono state viste domenica pattugliare al largo delle coste di Cipro, nell'ambito del conflitto in corso in Medio Oriente dopo l'attacco all'Iran. Le due navi militari, inclusa la Kimon recentemente commissionata, sono state schierate nell’isola del Mediterraneo orientale all’inizio di questa settimana.