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Ucraina, massiccio attacco russo su Kiev: le immagini della devastazione

venerdì 9 gennaio 2026
1' di lettura

A seguito di un attacco russo a Kiev, quattro persone sono morte e altre 19 sono rimaste ferite. Infrastrutture critiche sono state danneggiate. Alcuni quartieri della città stanno subendo interruzioni nella fornitura di elettricità e acqua. Diversi edifici e infrastrutture sono stati danneggiati nei distretti di Darnytskyi, Desnianskyi, Dniprovskyi e Pecherskyi con i detriti dei droni che hanno causato anche diversi incendi.

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Elisa Calessi

Iran, morti e feriti durante le proteste. Trump: "Sosteniamo i manifestanti"

Dilagano le proteste per le strade dell'Iran. Mentre da giovedì il Paese è tagliato fuori dal resto del mondo a causa di un blocco di internet e delle comunicazioni, la repressione si intensifica. Secondo gli attivisti di Human Rights Activists News Agency (Hrana), con sede negli Usa, il bilancio è di almeno 72 morti e oltre 2.300 arresti. Un bilancio che potrebbe però essere peggiore: secondo quanto riferito da un medico al Time, almeno 217 morti erano stati registrati giovedì sera in solo 6 ospedali di Teheran. Una discrepanza di cifre che secondo la rivista potrebbe essere legata alle diverse modalità di calcolo, visto che Hrana conteggia solo vittime che sono state identificate. Testimonianze arrivate alla Bbc da medici in Iran riferiscono di ospedali pieni di feriti, in particolare per colpi d'arma da fuoco alla testa e agli occhi. E in questo contesto il leader supremo prepara un ulteriore giro di vite, nonostante le minacce di Donald Trump degli scorsi giorni. Il procuratore generale iraniano, Mohammad Movahedi Azad, ha avvertito che chiunque partecipi alle proteste sarà considerato un "nemico di Dio", un reato punibile con la pena di morte.

L'Unione europea e gli Stati Uniti hanno espresso sostegno al popolo iraniano. "Le strade di Teheran e le città di tutto il mondo risuonano dei passi delle donne e degli uomini iraniani che chiedono libertà. Libertà di parola, di riunione, di viaggio e, soprattutto, di vita libera. L'Europa li sostiene pienamente", ha scritto su X la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, condannando "la violenta repressione di queste legittime manifestazioni" e chiedendo "l'immediato rilascio di tutti i manifestanti incarcerati" e "il ripristino del pieno accesso a internet". Inoltre gli Stati Uniti, per bocca del segretario di Stato Marco Rubio, hanno fatto sapere che "sostengono il coraggioso popolo dell'Iran". Una dichiarazione giunta dopo che Trump ha minacciato i leader iraniani dicendo che, "se iniziano ad uccidere le persone come hanno fatto in passato, li colpiremo molto duramente".

Le manifestazioni, che ora coinvolgono tutte e 31 le province, sono iniziate lo scorso 28 dicembre contro il caro-vita legato al crollo della moneta, il rial, che viene scambiato a oltre 1,4 milioni per 1 dollaro, mentre l'economia del Paese è schiacciata dalle sanzioni internazionali imposte in parte a causa del suo programma nucleare. Si sono però ben presto estese arrivando a chiedere il rovesciamento del sistema autoritario che dal 1979 governa il Paese. La Guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, secondo quanto appreso dal Telegraph ha messo il corpo dei Guardiani della rivoluzione in uno stato d'allerta più elevato rispetto a quello in cui si trovava durante la guerra di 12 giorni con Israele di giugno scorso.

Il regista iraniano Jafar Panahi, in un post su Instagram, ha lanciato l'allarme per il blackout di internet: "Siamo profondamente preoccupati per la vita dei nostri concittadini, delle nostre famiglie, dei nostri colleghi e amici che, in queste circostanze, sono indifesi", ha affermato, sottolineando che "il governo ha fatto nuovamente ricorso ai suoi strumenti di repressione più palesi". "Da un lato, il regime iraniano ha interrotto le vie di comunicazione all'interno del Paese - internet, telefoni cellulari e telefoni fissi - impedendo alle persone di comunicare tra loro; dall'altro ha bloccato completamente tutti i mezzi di contatto con il mondo esterno", ha scritto Panahi, chiedendo l'aiuto della comunità internazionale.

In questo contesto il principe Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià iraniano Mohammad Reza Pahlavi, che vive in esilio negli Usa da quasi 50 anni, sta provando a ritagliarsi un ruolo da protagonista nel futuro del suo Paese. Dopo avere chiesto venerdì l'intervento di Donald Trump, ha chiesto proteste per sabato e domenica puntando a "conquistare i centri delle città e a mantenerne il controllo" e ha invitato i lavoratori di settori chiave dell'economia ad attuare uno sciopero nazionale. Non è chiaro quanto sostegno reale abbia in patria. In passato il sostegno di Pahlavi a Israele e di Israele a Pahlavi hanno suscitato critiche, in particolare dopo la guerra di 12 giorni fra Iran e Israele di giugno scorso. In alcune proteste i manifestanti hanno gridato slogan a sostegno dello scià, ma non è chiaro se si tratti di sostegno a Pahlavi stesso o del desiderio di tornare a un'epoca precedente alla rivoluzione islamica del 1979. Intanto il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha pronosticato che "questo potrebbe essere il momento in cui il popolo iraniano si assumerà la responsabilità del proprio destino" e ha lanciato un avvertimento: "Se l'Iran ci attacca ci saranno conseguenze terribili".

Roma, corteo pro-Maduro: bruciate bandiere Usa, poi il collegamento con il figlio

È partita da piazza dell'Esquilino a Roma la manifestazione di solidarietà al Venezuela dopo l'intervento degli Stati Uniti e la cattura di Nicolas Maduro. Il corteo, organizzato da sindacati di base, associazioni e movimenti tra i quali Potere al Popolo, Usb, Movimento studenti palestinesi, Arci Roma e Rete dei Comunisti, si è diretto verso l'Ambasciata degli Stati Uniti in via Vittorio Veneto. Nei pressi dell'ambasciata sono state bruciate tre bandiere statunitensi. Poco dopo, è stato organizzato un collegamento telefonico con il figlio dell'ex capo di Stato venezuelano, Nicolas Maduro Guerra: "Vi ringrazio, siate forti", ha detto il figlio dell'ex presidente venezuelano, catturato il 3 gennaio scorso insieme alla moglie nell'operazione "Absolute Resolve" dagli Stati Uniti. "Li riporteremo indietro e festeggeremo. Sono grato a tutti voi, siamo fiduciosi che torneranno. Viva i popoli liberi del mondo", ha aggiunto. La conversazione si è conclusa con il canto 'El pueblo unido jamás será vencido' intonato dai manifestanti.

Milano, in piazza il corteo pro-Pal, pro-Maduro e a sostegno del popolo iraniano

Ennesimo corteo pro-Pal a Milano, dove nello stesso momento si protesta anche a favore di Nicolas Maduro e a sostegno del popolo iraniano.

Referendum, Landini attacca il governo: "Il disegno politico"

"Siamo qui oggi perché quello che sta facendo il governo con questo intervento non c'entra nulla con la riforma della giustizia. Far funzionare meglio la giustizia vuol dire fare assumere i 12mila giovani precari, invece a luglio rischiano di essere a casa. Significa fare quegli investimenti che sono necessari per far funzionare meglio la giustizia, ridurre i tempi e garantire la certezza. La divisione delle carriere, non c'entra assolutamente nulla ed è evidente il disegno politico di questo governo di mettere in discussione, di cambiare radicalmente la nostra Costituzione". Così il segretario Cgil Maurizio Landini arrivando al Centro Frentani per il lancio della campagna per il No al referendum sulla riforma della giustizia.