Gli inquirenti hanno esaminato i conti di Jacques e Jessica Moretti: secondo nuovi documenti, la coppia che gestisce il bar 'Le Constellation' a Crans-Montana, dove è scoppiato l'incendio che la notte di capodanno ha ucciso 41 persone, è ora sospettata di riciclaggio di denaro. Gli investigatori svizzeri stanno analizzando i movimenti finanziari delle società riconducibili ai gestori Jacques e Jessica Moretti, individuando diverse anomalie. I magistrati sospettano che denaro di provenienza illecita possa essere stato riciclato attraverso diversi locali gestiti dalla coppia, alla luce di incendi seguiti da consistenti indennizzi assicurativi. Dall’analisi dei conti emergerebbe che parte dei fondi non sarebbe stata destinata alla ricostruzione, ma a spese private e al leasing di auto di lusso. Durante una perquisizione del 20 febbraio sono stati inoltre sequestrati una pistola Glock 19 e cinque orologi di pregio.
Si è tenuta oggi un flashmob a sostegno del Sì al referendum sulla giustizia del 22-23 marzo 2026, organizzata da Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, nel
cortile ovale (Agora Bronislaw Geremek) all'interno della torre circolare dell'edificio Louise Weiss dell’Eurocamera. Gli eurodeputati di FdI-Ecr hanno tenuto un flashmob, formando un grande “Si” umano e alzando cartelli con la scritta “Si, Riforma”.
Per il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo Carlo Fidanza: “Il Sì alla riforma della giustizia ci allinea all’Europa. Sono infatti ben 25 su 27 gli Stati membri dell’Ue in cui vige la separazione delle carriere ed è tempo di colmare questo divario antistorico. Così come la terzietà e l’imparzialità del giudice è un principio sancito dai trattati Ue che in Italia può essere realizzato pienamente soltanto con la riforma”.
“Il referendum rappresenta un’occasione che non avremmo più per generazioni”. Così dichiara il copresidente del gruppo Ecr a Bruxelles Nicola Procaccini. “Quella di liberare la magistratura dalle correnti politiche. L’occasione di avere quella separazione dei ruoli tra chi accusa e chi giudica, che è la normalità di pressoché tutte le democrazie europee e occidentali”.
“Anche in questo Consiglio Europeo torneremo a parlare di immigrazione. Oggi come mai c'è ampio consenso tra gli Stati membri sulla linea politica da seguire in ambito migratorio, tanto a livello di legislazione interna che di dimensione esterna. Sono particolarmente fiera del fatto che stia prendendo corpo un pacchetto di norme importantissime che l'Italia ha fortemente voluto e sostenuto lavorando per costruire su di esse il più ampio consenso possibile".
Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. "In sostanza oggi l'Europa ci dice chiaramente che il Governo italiano ha tutto il diritto a far funzionare i centri in Albania, proprio perché il meccanismo che abbiamo messo a punto è pienamente in linea con il diritto internazionale ed europeo, anche se temo - attacca la premier - che per alcuni non basterà neanche questo, e che non cesseranno le ordinanze di revoca dei trattenimenti in Albania. Come accaduto nel recente caso dei migranti irregolari condannati per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale, violenza sessuale in concorso, violenza sessuale di gruppo e, è molto desolante doverlo raccontare, violenza sessuale su minore, che per i giudici non possono essere trattenuti né rimpatriati perché hanno fatto strumentalmente richiesta di protezione internazionale. Decisioni che non trovano giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buon senso".
"Ma voglio dirlo chiaramente: nel pieno rispetto della Costituzione, noi continueremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per rispettare la volontà popolare di combattere l’immigrazione illegale e garantire la sicurezza ai cittadini", conclude Meloni.
"Dobbiamo ammettere che, non essendo stati parte diretta dei negoziati, non abbiamo gli elementi per avvalorare con certezza, ma neanche per smentire, le valutazioni degli Stati Uniti sull'indisponibilità dell'Iran a chiudere un accordo definitivo. Il punto è che noi viviamo, purtroppo, in un mondo che ci costringe a scegliere tra cattive opzioni. Quindi, da una parte consideriamo drammatico l'avvio di un altro conflitto, e non sottovalutiamo gli impatti diretti - soprattutto di carattere economico - che quel conflitto può generare per l'Italia, ma dall'altra sappiamo che si tratta di conseguenze che non sono neanche paragonabili ai rischi che correremmo se facessimo finta di nulla, di fronte allo scenario di un regime fondamentalista che massacra i suoi oppositori, colpisce i Paesi del Golfo e si dota di missili a lungo raggio con testate atomiche. Queste sono le nostre valutazioni, e le ragioni della nostra prudenza. Certo, sarebbe molto più facile per noi rispondere con slogan e frasi fatte, alimentando la comprensibile paura dei cittadini, ma sarebbe anche molto meno responsabile e molto più pericoloso": è un passaggio dell'intervento della premier Giorgia Meloni al Senato, nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
Nella notte il cielo di Beirut si è improvvisamente illuminato dopo che Israele ha lanciato alcuni attacchi contro la capitale del Libano. L'obbiettivo dei raid dell'Idf era il braccio finanziario di Hezbollah, al-Qard al-Hasan, nella periferia sud di Beirut. Israele ha anche affermato che le sue forze di terra hanno lanciato "raid mirati" nel sud del Paese, con Hezbollah che ha dichiarato di aver risposto colpendo le truppe israeliane e di aver lanciato razzi nel nord di Israele. Nel frattempo, Human Rights Watch ha accusato lo Stato ebraico di aver utilizzato fosforo bianco negli attacchi contro un villaggio libanese, violando il diritto internazionale.