Dalle parti del Movimento 5 Stelle ormai è partito il countdown: prima finisce questa campagna elettorale, prima si capirà se c'è un futuro per il governo. Il clima è teso, i rapporti con la Lega sono scesi davvero ai minimi termini e ogni battito d'ali viene amplificato scatenando rabbia. È accaduto così nelle ultime 48 ore, dopo che che il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ha tirato il freno a mano sul decreto Famiglia. I rilievi mossi dal responsabile del Mef non sembrano scostarsi di molto da quelli del Colle - riferiscono fonti qualificate -, ma i nervi sono a fior di pelle, così si è fatto subito largo il sospetto che i conti del Tesoro siano più un intervento a gamba tesa per favorire gli alleati-avversari del Carroccio che veri e propri dubbi sulla copertura della legge. Luigi Di Maio lo dice da giorni, lo ha ripetuto la sera scorsa a Palazzo Chigi, che "i soldi ci sono". Si tratta dell'avanzo di circa 1 miliardo di euro dal reddito di cittadinanza, che piani M5S ora devono cambiare destinazione e finire in un fondo ad hoc per sostenere la natalità in Italia. Leggi anche: Salvini, l'avvertimento di Minzolini al leghista: i due errori che gli costano caro Un giro di bilancio che richiede tempi tecnici lunghi, dunque poco utili ai fini della campagna per le europee. Mentre Matteo Salvini ha messo i suoi a far notte, prima per scrivere il dl Sicurezza bis, poi a correggerlo dopo le annotazioni del Quirinale, subito fatte proprie dal Consiglio dei ministri. Il risultato è che qualcosa è cambiato, ma nella sostanza è rimasto invariato l'impianto. Restano ad esempio le sanzioni amministrative per le imbarcazioni che non rispettano il "divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane", deciso dal Viminale: si va dai 10mila ai 50mila euro. La novità è l'eliminazione della dicitura che includeva nelle fattispecie sanzionabili anche le navi che soccorrono i migranti. Con gli aggiustamenti fatti, adesso il segretario della Lega vuole il via libera del Consiglio dei ministri.L'impressione è che il ministro dell'Interno (forse) dovrà attendere più di quello che vorrebbe. L'ipotesi che il disco verde possa scavallare l'appuntamento con le urne di domenica prossima è molto concreta. Anche perché il 'socio' Di Maio continua ad avere dubbi sul testo, nonostante le modifiche. Ritiene, ad esempio, ancora troppo bassi gli stanziamenti per i rimpatri, altro argomento 'hot' dello scontro nella maggioranza. Così come rischia di diventare campo minato anche il tema fiscale. Non è un mistero che da via Bellerio spingano molto sulla Flat tax al 15% per tutti, famiglie, imprese e artigiani. I conti, però, al momento non tornano nonostante Salvini chieda alle sue piazze di dargli "la forza" alle europee per "imporre agli amici del 5 Stelle" la tassa piatta. Il ministro del Lavoro, però, ha altri piani in testa e la riforma delle aliquote è un progetto di legislatura, quindi non necessariamente da realizzare al secondo anno di governo.Sempre se i cazzotti - e a volte i colpi sotto la cintura - che si sono tirati le due forze di maggioranza in questi ultimi mesi non avranno creato fratture insanabili. Quando anche a un animo mite, predisposto alla trattativa, come quello del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, salta la mosca al naso, è segno che il limite è stato passato. I due vicepremier continuano a dire che il governo andrà avanti, perché "ci sono ancora molte cose da fare". Il problema è che, visti da fuori, non sembrano più andare nella stessa direzione.